«Ditta bloccata ma il curatore diede le chiavi ai Sarcone»
REGGIO EMILIA. Fra le tante rivelazioni del pm Beatrice Ronchi c’è pure un risvolto inaspettato che è legato al maxi sequestro di beni (valutati sui 5 milioni di euro) effettuato nel 2014 ai danni...
REGGIO EMILIA. Fra le tante rivelazioni del pm Beatrice Ronchi c’è pure un risvolto inaspettato che è legato al maxi sequestro di beni (valutati sui 5 milioni di euro) effettuato nel 2014 ai danni dei fratelli Sarcone.
La Dda di Bologna è intervenuta nei confronti dell’amministratore giudiziario di quei beni, chiedendo al Tribunale la revoca dell’incarico. Il perché è presto detto dal magistrato inquirente. Venuti a conoscenza delle parole di Gianluigi Sarcone, che si vantava di poter disporre ancora dei beni sotto sequestro, sono scattati gli accertamenti che – a quanto pare – hanno portato a un risultato clamoroso. «L’amministratore giudiziario ha consegnato a suo tempo a Carmine Sarcone (il più giovane dei fratelli, da gennaio però in cella perché accusato di essere il nuovo reggente della cosca emiliana con epicentro a Reggio Emilia, ndr) le chiavi, senza controllo, del capannone della “Sarcia” in via Sacco e Vanzetti, nell’area industriale a Ghiardo di Bibbiano. Abbiamo chiesto la rimozione dell’amministratore, ma non sappiamo ancora la decisione dei giudici».
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