Liperoti minacciato con un foglio messo nel rifugio segreto
REGGIO EMILIA. Sull’intimidazione al pentito Giuseppe Liperoti – parente acquisito del boss Nicolino Grande Aracri e per anni residente a Brescello – emergono particolari sempre più inquietanti,...
REGGIO EMILIA. Sull’intimidazione al pentito Giuseppe Liperoti – parente acquisito del boss Nicolino Grande Aracri e per anni residente a Brescello – emergono particolari sempre più inquietanti, visto che chi l’ha messo nel mirino ha agito nella località segreta dove il 38enne vive con la compagna e i figli. È stata infatti la convivente, una volta tornata dalla scuola dove ha accompagnato un figlio, a trovare affisso sulla porta di casa un biglietto minatorio scritto con caratteri ritagliati da un giornale ed appiccicato con del nastro adesivo.
Il contenuto del messaggio è da brividi: viene intimato a Liperoti di ritrattare, in caso contrario vi sarebbero conseguenze gravi per i suoi familiari. Un’azione che ha beffato la segretezza e le misure di sicurezza per non parlare della nuova identità del collaboratore di giustizia. Un caso molto simile – anche se meno violento, ma non per questo meno preoccupante – a quello del pentito Paolo Signifredi, picchiato il 18 aprile da tre persone che l’hanno individuato nel rifugio segreto sempre con l’obiettivo di farlo ritrattare. A queste tensioni s’aggiungono le minacce in stile ’ndranghetistico che dice di aver ricevuto nell’aula di Aemilia il collaboratore di giustizia Antonio Valerio, ma anche le preoccupazioni di un pentito “storico” come Angelo Salvatore Cortese che, tramite il suo legale, ha chiesto più tutele. Vicende che hanno innescato le indagini sia delle Dda che “gestiscono” i pentiti, sia del Servizio Centrale di Protezione: si teme che sia in atto una strategia intimidatoria da parte della cosca Grande Aracri decimata dagli arresti e sempre più “inchiodata” dagli inaspettati pentiti di ’ndrangheta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
