Reggio Emilia, la protesta dei lavoratori Coopservice: «Questa non è più una cooperativa»
Picchetto di sindacati e lavoratori davanti alla sede di Pratofontana contro il cambio di contratto: «Situazione intollerabile»
REGGIO EMILIA. «Dignità. Dignità». Questa è la parola gridata più forte da quasi duecento dipendenti di Coopservice che ieri mattina, dalle 9 alle 13, hanno scioperato davanti alla sede di via Leuratti a Pratofontana.
Da un giorno all’altro, infatti, circa 650 soci lavoratori della cooperativa, dei quali 500 nella provincia di Reggio, rischiano di vedere il loro contratto cambiare radicalmente, passando da quello del comparto “Merci e logistica” a quello di “Multiservizi”. Ciò implicherebbe stipendi, orari, straordinari, giorni di malattia e la stessa prestazione lavorativa completamente mutati. Bandiere della Cgil, della Cisl e della Uil regionali hanno accompagnato i fischi, i cartelloni e gli slogan di protesta dei manifestanti.
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«Questa volta hanno esagerato – dichiara Elisa Fornaciari, dipendente di Coopservice – Siamo qui per far sentire la nostra voce, perché non possono toccarci continuamente senza aspettarsi delle reazioni. Con questo ipotetico nuovo contratto ci tolgono automaticamente delle ore di straordinario perdendo così il 5% per ogni ora lavorata, per non parlare degli scatti di anzianità e di tanti diritti che ci verrebbero negati».
Quando si parla di anzianità si parla anche di persone che hanno svolto il loro lavoro con dedizione da quasi 30 anni, come Maurizio Montanari: «Sto assistendo a un declino della logistica. I vertici a quanto pare preferiscono investire su altri servizi, si tratta di opinioni ma i 200-300 euro in meno in busta paga sono inaccettabili. Ho dato tanto alla Coopservice e non bisogna dimenticare che sono lì grazie a noi».
La vecchia definizione di cooperativa per alcuni sembra del tutto smarrita nel tempo, un vago ricordo. «Sono almeno 15 anni che ci tolgono dei soldi – afferma Claudio Corradini – Io mi ricordo che lo spirito una volta era diverso, cooperazione significava aiutare e aiutarsi, ma non è più così. I soldi del pacco di Natale servivano per ricompensa personale ed era un gesto di solidarietà. Oggi invece quei soldi, nostri, vengono utilizzati per un servizio che pare più un inganno. Ci vogliono valori ed equità».
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Come scritto nella Costituzione: il diritto al lavoro deve essere garantito per condurre una vita dignitosa. «Meno soldi, più ore di lavoro e ci sbattono dove vogliono loro – protestano Roberta Urzino e Sara Giovonna – può capitare di lavorare tre ore alla mattina e poi altre tre la sera. Dobbiamo essere sempre a loro disposizione? Dopo 18 anni di servizio non ci stiamo».
«Sono mesi che aspettiamo dei soldi che non arrivano – dice la lavoratrice Elena Bozhenko – ci hanno tolto persino i tre giorni di malattia. Questo non è lavoro».
Secondo Viorica Popa, sono tante le cose che Coopservice sembra aver tolto ai suoi dipendenti: «Ricatti e minacce. Le condizioni di lavoro non esistono. C’è gente che ha paura a fare una pausa perché i supervisori sono in agguato. Non siamo stupidi è che sanno che non abbiamo scelta. Non dormo la notte e per il pensiero ieri mi sono dimenticata di fare da mangiare. Siamo soci non schiavi!».
Proprio di mala condizione parla anche Francesco Perna, dipendente del settore traslochi: «Pensano a ingrassare il portafoglio. Conosco persone che sono state costrette a compiere azioni che non volevano compiere solo per paura di perdere il posto. E ora? Rischiamo comunque di rimanere a casa visto quello che hanno intenzione di fare».
Parole che sono state consegnate anche alla dirigenza cooperativa rappresentata da Vasco Salsi, Marco Cozzolino e il vice presidente di Coopservice, Andrea Grassi, che ha incontrato una delegazione sindacale composta da Marco Righi e Federico Leoni della Filt Cgil, dal segretario della Cgil Guido Mora, da Villiam Zannini di Fit Cisl e da alcuni delegati sindacali.
«Abbiamo chiesto alla cooperativa – spiegano i sindacati – in un incontro che è stato cordiale e dialogante di ripensarci e di riflettere. Continueremo a mobilitarci e resistere a quest’operazione che scarica ogni difficoltà su chi lavora».
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