Spillava soldi all’amante, rinviata a giudizio
La 42enne, accusata da un pensionato di 63 anni, nega tutto e preferisce affrontare un processo
REGGIO EMILIA . Un pensionato 63enne accusa l’ex amante, di vent’anni più giovane, di avergli spillato una cifra da capogiro (53mila euro) dietro la minaccia che altrimenti avrebbe rivelato la relazione extraconiugale alla moglie. Lei, una nigeriana di 42 anni, nega ogni addebito e preferisce affrontare un processo, sicura della propria innocenza. Ieri la donna è stata rinviata a giudizio dal gip Giovanni Ghini per il reato di estorsione aggravata (l’aggravante consiste nella recidiva reiterata), mentre l’uomo, presente in aula, si è costituito parte civile.
La denuncia del reggiano, nato e residente in città, risale al 14 agosto dell’anno scorso, quando il pensionato ha sporto querela nei confronti della nigeriana. Secondo il capo d’imputazione la 42enne, dopo aver intrattenuto una relazione sentimentale durata un paio d’anni con il 63enne mentre questi era sposato, «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e in tempi diversi, con minaccia consistita nell’affermare che se l’uomo non avesse aderito alle sue richieste avrebbe riferito della relazione extraconiugale alla moglie, lo costringeva a consegnarli denaro contante, procurandosi un ingiusto profitto pari a circa 53.850 euro».
È qui che le versioni dei due divergono profondamente. Secondo la versione dell’uomo, sarebbe stato ripetutamente minacciato dalla donna e, per ottenere il suo silenzio, sarebbe stato costretto a versarle somme di denaro: lui prelevava ingenti somme in banca – oltre tremila euro per volta – e poi le consegnava alla donna, in un periodo che va dal settembre 2015 all’agosto 2016. L’uomo si sarebbe piegato al ricatto per quasi un anno; la situazione avrebbe raggiunto il limite quando la pretesa è salita a 11mila euro in un’unica soluzione. A quel punto lui si sarebbe rifiutato di cedere oltre, rivelando il guaio alla moglie. La 42enne invece, ora sposata con un connazionale, ha negato con forza: secondo la donna è tutto falso, una storia che si sarebbe inventato l’uomo motivato dall’astio nei suoi confronti, che lo aveva lasciato.
Secondo la versione al femminile lui gli faceva regali e la aiutava economicamente a pagare le bollette (siamo nell’ordine di qualche centinaio di euro), ma senza nessun ricatto o costrizione.
L’avvocato difensore della donna, Mario Di Frenna, ha spiegato che la sua assistita «ha scelto volontariamente il rito ordinario per dimostrare la propria innocenza».
Mentre il legale di lui, avvocato Andrea Stivala del Foro di Parma, ha affermato che «la moglie ha confermato la versione del marito e gli estratti conto saranno un ulteriore elemento a dibattimento». Dibattimento fissato per il 27 settembre prossimo davanti al giudice Antonella Teresa Garcea. (am.p)
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