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Caso di autismo grave: Reggio chiama Modena

di Cristina Orsini
Caso di autismo grave: Reggio chiama Modena

Cadelbosco Sopra, la proposta del direttore generale Ausl Fausto Nicolini: «Ampliare a nostre spese il locale della provincia vicina per accogliere il ragazzo»

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CADELBOSCO SOPRA. Autismo: sono 597 i casi seguiti dal Dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Reggio Emilia, 120 le nuove diagnosi ogni anno, anche di bambini tra i 2 e i 3 anni e, nell’ultimo periodo, l’età si è ulteriormente abbassata. Quel disturbo che ingabbia relazione sociali e sentimenti è stato individuato in bambini tra uno e 2 anni.

Almeno 6 i pazienti gravi, uno gravissimo. È il ragazzo di sedici anni di Cadelbosco Sopra, sballottato come una valigia tra un centro residenziale per disabili e l’altro lo scorso marzo, finalmente approdato al Quadrifoglio di Campegine, dove ha ritrovato un po’ di serenità.

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La mamma, Sabrina, ha iniziato una battaglia per la creazione di centri specializzati nella presa in carico e nel trattamento di minorenni affetti da quel male. E i numeri le danno ragione.

«In Emilia Romagna esistono strutture per adulti, nessuna per ragazzi – dice Sabrina – ed è una carenza inaccettabile per una regione come la nostra. La situazione si può sbloccare solo mobilitando il mondo della politica». La lunga marcia per arrivare nei Palazzi, Sabrina l’ha iniziata incontrando il direttore generale dell’Ausl, Fausto Nicolini.

«Per quel ragazzo – dice Nicolini – abbiamo fatto e stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere. Con la signora ho preso due impegni ed è stato possibile perché rientrano nelle azioni che l’Azienda sanitaria può intraprendere in autonomia. A livello di programmazione regionale il discorso cambia: esiste ormai da dieci anni un progetto specifico sull’autismo che riguarda diagnosi, servizi, formazione per il quale il Dipartimento di salute mentale di Reggio, e uno dei tre hub di area vasta. Solo negli ultimi tempi, proprio a causa dell’aumento di casi diagnosticati, è iniziato un confronto sulla necessità di realizzare strutture residenziali ad hoc».

Un percorso avviato, ma che potrebbe essere ancora lungo. Troppo, per le necessità dell’adolescente di Cadelbosco e dei suoi familiari che dal direttore generale dell’Ausl hanno ricevuto una garanzia importante: «Il ragazzo resterà a Campegine – ha promesso Nicolini – fino a che non riusciremo a trovare una sistemazione definitiva in una struttura attrezzata e con personale formato».

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Per poter garantire assistenza, ma soprattutto sicurezza, in un centro non calibrato sulla gravita della malattia dell’adolescente, lo sforzo dell’Ausl c’è stato: due operatori 24 ore su 24 (complessivamente 10 persone) si occupano di lui quotidianamente. «Stiamo anche studiando interventi per migliorare la logistica – continua Nicolini – così da garantire la massima sicurezza».

Ovvero è in via di realizzazione una stanza protetta, con pareti rivestite, piena di cuscini e senza pericoli, dove il ragazzo possa rilassarsi, ma che possa anche accoglierlo nelle fasi critiche.

«È evidente però – prosegue – che non potrà essere la soluzione definitiva». In assenza di struttura a Reggio, l’unico centro specializzato e all’altezza delle esigenza del ragazzo di Cadelbosco è la Caritas di Modena. Il fatto è che il centro accoglie solo residenti dell’area modenese e la lista di attesa è lunga.

«Proprio per questo – spiega Nicolini – la nostra intenzione è trovare una soluzione attraverso un accordo con l’Ausl di Modena». L’Azienda sanitaria reggiana proporrà la costruzione – e ci metterà i soldi – di un nuovo modulo residenziale così da ampliare la struttura.

«Spazi – conclude Nicolini – per quattro-cinque nuovi pazienti provenienti dall’Ausl di Reggio. In questo modo si potrebbe garantire una sistemazione definitiva al giovane di Cadelbosco ma non solo a lui». La telefonata tra il direttore generale dell’Ausl di Reggio all’omologo di Modena avverrà molto presto.


 

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