Furto in casa Prodi, sospetti su due nomadi
Identificate due donne, riprese dalle telecamere mentre entrano nel palazzo in cui abita l’ex premier
REGGIO EMILIA. Due donne nomadi sono state identificate e sono sospettate di essere le autrici del furto nella casa di Bologna dell’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi, avvenuto in via Gerusalemme la sera del 20 aprile scorso.
È quanto trapela dagli ambienti investigativi bolognesi. Le due, senza fissa dimora e riconosciute dalle immagini delle telecamere, sarebbero entrate nel palazzo, in pieno centro storico e a due passi da piazza Santo Stefano, approfittando dell’uscita di un altro condomino. Poi, una volta dentro, si sarebbero intrufolate nell'appartamento dell’ex premier forzando la porta con una lastra di plastica.
La porta di casa era stata chiusa senza mandate. I ladri hanno rubato medaglie e altri oggetti di valore per circa 30mila euro, «i ricordi di una vita» come aveva detto l’ex premier i giorni successivi. Prodi era stato informato dell’accaduto mentre si trovava in piazza San Pietro a Roma, per un’udienza da Papa Francesco insieme alla delegazione bolognese, composta da circa 13mila fedeli, fra i quali anche Gianni Morandi, Francesco Guccini e i vescovi, Matteo Zuppi per Bologna e Douglas Regattieri per Cesena-Sarsina.
Secondo quanto si apprende le due nomadi sono sospettate anche di altri furti in zone centrali della città, tra cui quello a casa del playmaker della Virtus Basket, Oliver Lafayette, a metà aprile. È confermato dunque che nei confronti del Professore non si è trattato di un’azione mirata, ma di un furto comune. Le indagini sono della Polizia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
