Reggio Emilia: sempre più detenuti al carcere della Pulce, dal 2015 è un boom
Sale a 363 il numero di persone ristrette nel penitenziario. Nel 2015 erano 212, i dati forniti in Commissione sanità
REGGIO EMILIA. Un totale di 363 detenuti, di cui 7 donne e 204 stranieri. È la situazione nel carcere della Pulce, in via Settembrini, illustrata ai consiglieri comunali, in visita all’istituto penitenziario nell’ambito della Commissione “Servizi sociali-Sanità-Assistenza”, presieduta dalla consigliera comunale Pd, Emilia Davoli.
Una visita organizzata da tempo, alla quale inizialmente era prevista anche la presenza della stampa, chiamata ad accreditarsi salvo poi un ripensamento della direzione del carcere. Secondo i dati diffusi, i detenuti presenti alla Pulce sono in costante aumento: erano 212 al 31 dicembre 2015, salendo a 310 nel 2016 e a 356 nel 2017.
Attualmente sono 363, secondo dati del 16 maggio: 254 i detenuti con pena definitiva, 59 i giudicabili e 35 gli appellanti. Diciotto i detenuti impegnati in progetti di lavoro all’esterno e 6 quelli in regime di semilibertà. Fra i detenuti, la maggioranza è straniera: 64 le persone di origine marocchina, 37 quelle di origine tunisina, 25 di origine albanese e 14 di origine nigeriana. Nel 2017, inoltre, i nuovi ingressi erano stati 489, contro i 480 del 2016 e i 340 del 2015.
I dati sono stati diffusi sul profilo Facebook della capogruppo di Grande Reggio-Progetto Reggio, Cinzia Rubertelli: «Ho fatto visita per la prima volta al carcere – scrive – 189 gli agenti di polizia penitenziaria addetti alla sicurezza, oltre a medici e tanti addetti alle svariate attività di recupero. Una comunità nella nostra città ai più sconosciuta. Anna Albano, direttrice, insieme ai dirigenti dei vari dipartimenti ha accolto la commissione illustrando con professionalità e oggettività la situazione e le varie attività. Abbiamo visitato un’intera sezione in cui ho potuto verificare la giovane età e il buono stato fisico dei detenuti. Abbiamo scambiato con loro per lo più saluti».
Per Rubertelli, «la complessità delle etnie presenti, la difficoltà di comunicazioni, le complicazioni legate allo stato di salute rende difficilissimo il lavoro di chi deve garantire la sicurezza, i percorsi di recupero e soprattutto garantire la salute della comunità. Gli agenti di polizia penitenziaria sono sotto organico di almeno 40 addetti e il processo Aemilia ha reso ancora più gravosa la situazione. Ho colto che la situazione è al limite, anzi oltre. Lavoreremo ancora su questa questione. Questo sistema va rivisto».
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