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«Aborto, troppi medici obiettori»

«Aborto, troppi medici obiettori»

Non una di meno: «Il 55% rifiuta di eseguire interruzioni di gravidanza, la situazione è peggiorata»

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REGGIO EMILIA. Crescita dei medici che si rifiutano di praticare aborti – più della metà del totale – e record regionale di anestesisti obiettori, oltre il 70%. Sono questi in estrema sintesi i dati esposti dall’associazione reggiana “Non una di meno” alla vigilia del 40esimo anniversario dell’approvazione della legge 194, che cadrà domani. Una situazione «fortemente peggiorata in questi anni di espansione aggressiva sul nostro territorio dei movimenti pro-life e delle destre fondamentaliste, impegnati in violente crociate contro le donne e tutte le soggettività dissidenti e non conformi».

Gli ultimi dati pubblicati – e riferiti al 2105 – secondo l’associazione evidenziano infatti un «forte rischio per la piena applicazione della 194». Sfogliando i numeri della sanità pubblica, emerge come la percentuale dei medici obiettori in provincia sia oltre il 55%, superiore anche se di poco alla media regionale «già altissima per una regione come l’Emilia-Romagna, considerata fino a qualche tempo fa all’avanguardia nell’applicazione della 194».

Per quanto riguarda invece l’Ausl di Reggio Emilia, questa detiene in regione il record degli obiettori tra gli anestesisti (quasi il 72%) e i sanitari non medici posti ai vertici della struttura (41,7%). Un quadro che, se si guarda più a distanza, non sembra migliorare. A livello nazionale, spiega infatti Non una di meno, «solo 390 su 654 strutture sono dotate di reparti di ostetricia e ginecologia ed effettuano interruzioni di gravidanza, con il risultato che l’interruzione volontaria di gravidanza è sempre più un percorso a ostacoli. L’aborto farmacologico è somministrato da pochi ospedali e in modo limitato, mentre la stessa legge 194 prevede l’uso delle tecniche più aggiornate a tutela della nostra salute».

Un contesto inaccettabile per l’associazione che, anche in applicazione di quanto previsto della 194, stila quindi un elenco di richieste.

«Esigiamo – concludono – la contraccezione gratuita, l’accesso gratuito all’assistenza sanitaria per l’interruzione volontaria di gravidanza, il parto indipendentemente dalla cittadinanza e dai documenti, e chiediamo con forza che gli obiettori siano posti fuori dalle strutture sanitarie pubbliche e dalle farmacie. Pretendiamo la RU486 a 63 giorni e senza ospedalizzazione, somministrata anche nei consultori pubblici e l’eliminazione delle sanzioni amministrative per le donne che ricorrono all’aborto fuori dalle strutture sanitarie pubbliche. Rivendichiamo l’educazione al genere e sessuale nelle scuole pubbliche».

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