Il vescovo a Regina Pacis «Voi siete tutti figli miei»
Chiesa gremita ieri sera per ascoltare le parole di monsignor Massimo Camisasca Aperture, domande e punti fermi nel suo discorso contro tutte le discriminazioni
REGGIO EMILIA. In una chiesa gremita – e presidiata da carabinieri, polizia e Digos – si è svolta ieri sera a Regina Pacis la veglia contro l’omofobia. “La verità vi farà liberi, per il superamento dell’omofobia, della transfobia e di ogni intolleranza”: questo il titolo che don Paolo Cugini ha voluto dare a uno degli eventi che più di tutti ha fatto discutere e parlare la città.
Per le polemiche che sono state sollevate dai gruppi di ultra cattolici, per i blitz di movimenti di estrema destra ma, soprattutto, per la presenza del vescovo Massimo Camisasca. Una scelta da molti – gruppi Lgbt reggiani in testa – definita come “rivoluzionaria”.
Tanto che lo stesso don Cugini, già duramente attaccato lo scorso anno per la prima “edizione” della veglia contro l’omofobia, ha accolto questo gesto con grande favore. «È un segnale molto positivo – ha spiegato prima dell’inizio della funzione, in un affannoso via vai di persone –. Il vescovo era già venuto nel nostro gruppo due volte, ha parlato e ha ascoltato le storie dei nostri ragazzi e ne è rimasto molto colpito. E per questo, credo, ha alla fine deciso di venire. Una bella novità rispetto allo scorso anno, quando erano tutti solamente contro di me».
Poi, dopo la lettura di alcuni Salmi, è venuto il momento tanto atteso.
La presenza di Camisasca sul pulpito ha occupato l’intera chiesa. Di sfondo l’imponente presenza della Croce, sull’altare la frase «Il pane di Dio chiama all’unità». Su di lui, immediatamente, si sono concentrati centinaia di volti, in attesa, ad ascoltare. «Sono qui per continuare il dialogo – ha esordito il vescovo – in realtà iniziato tanti anni fa, con le persone che provano attrazione per altre persone dello stesso sesso. Non sono qui per una sigla, Lgbt, che non mi appartiene. Neppure per un aggettivo, gay. Sono qui per un sostantivo, persone. Voi siete delle persone». Sono state frasi brevi, quelle pronunciate da Camisasca, ma decise. E ad ogni punto, a ogni pausa, in chiesa si è alzata l’attenzione tanto che, a un certo punto, pareva che tutti stessero trattenendo il fiato, aspettando.
«So che alcuni di voi si sentono oggetto di incomprensione – ha proseguito il vescovo – o addirittura di dileggio ed esclusione. Io vi considero tutti figli miei, a tutti gli effetti». Rivoluzionario, quindi, il gesto di Camisasca?
In parte. Se, senza dubbio, dirompente è stata la sua scelta di presiedere la veglia, alla fine è arrivato il momento delle domande.
«La Chiesa – ha concluso – ha sempre considerato il matrimonio un’espressione particolare dell’amore, l’incontro fecondo fra l’uomo e la donna. Perché dobbiamo chiamare retrogado o superato questo convincimento? Se siamo qui, non è forse perché siamo nati fra l’incontro fra un uomo e una donna?».
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