Assolto per la seconda volta dall’accusa di abusi sessuali
La Cassazione aveva trovato un “vizio” nella decisione del giudice Ghini del 2016 Anche per il gup Ramponi il massaggiatore 50enne non compì violenza sulla cliente
REGGIO EMILIA. Un caso non solo delicato, ma anche sofferto sul piano giudiziario, arrivato in udienza preliminare nel 2016 e dopo un dietrofront in Cassazione giunto ieri mattina alla stessa sentenza di due anni fa.
Le indagini – coordinate dal pm Stefania Pigozzi – parlano di una donna che accusa di violenza sessuale un massaggiatore 50enne: per gli investigatori è provato che ha subìto atti sessuali (toccamenti e sfregamenti) durante una seduta di massaggi. Il gup Giovanni Ghini invece assolve “perché il fatto non sussiste” l’imputato, scrivendo nella sentenza che «non sapremo mai come siano andate le cose in quell’incontro perché ci sono solo loro a raccontarcelo, e dove i racconti divergono scegliere tra l’uno e l’altro è impossibile».
Sempre il giudice Ghini entra anche nell’interpretazione dell’articolo 609 bis del codice penale (quello concernente la violenza sessuale). La successiva impugnazione della sentenza da parte del pm Pigozzi porta la Cassazione a rilevare un “vizio” nella decisione presa in tribunale a Reggio Emilia, facendo ripartire il procedimento nel nostro palazzo di giustizia ma con un gup differente.
Ieri il pm ha chiesto una condanna a 4 anni di reclusione, mentre l’avvocato difensore Matteo Marchesini ha replicato alle accuse: «Non vi è responsabilità perché il massaggiatore ha fatto solo il suo lavoro e nessun dissenso della cliente era stato espresso durante il massaggio che ha interessato zone limitrofe alle parti intime perché lì si trovano linfonodi da trattare. La Cassazione si è espressa in punto di legittimità, senza entrare nel merito che spetta solo al gup nuovamente investito del caso». Tramite la forma delle dichiarazioni spontanee, l’imputato si professa innocente. Di lì a poco il gup Luca Ramponi assolve e con la stessa motivazione applicata due anni fa dal collega. Il massaggiatore scarica la tensione piangendo e abbraccia il suo difensore: «È la fine di un incubo!».
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