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E ora dopo la veglia anche Arcigay critica Camisasca

di Evaristo Sparvieri
E ora dopo la veglia anche Arcigay critica Camisasca

Il presidente Nicolini: «Nel suo discorso ipocrisia e censure» Un commento paradossalmente gradito dagli ultra-cattolici

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REGGIO EMILIA. Alla fine arrivano critiche anche da Arcigay. E l’attesa veglia per il superamento dell’omofobia, della transfobia e dell’intolleranza, celebrata domenica sera a Regina Pacis e presieduta per la prima volta dal vescovo Massimo Camisasca, finisce sotto un fuoco incrociato: da un lato la stessa Arcigay, dove comunque continuano a giudicare rivoluzionaria la partecipazione del vescovo alla veglia; da un altro lato, gli ultra-cattolici del gruppo 20 Maggio, che dopo aver messo in piedi la discussa contro-veglia di protesta sotto al vescovado, tornano alla carica attaccando con toni belligeranti lo stesso Camisasca, l’intera comunità Lgbt e il parroco don Paolo Cugini, organizzatore della celebrazione di Regina Pacis.

«Ipocrisia». È questa la parola nei commenti del giorno dopo, che sia Arcigay sia il gruppo 20 Maggio affidano ciascuno ad una nota, criticando l’omelia del vescovo, conciliante nelle intenzioni ma con un esito decisamente opposto rispetto alle attese: «Non sono qui per una sigla, Lgbt, che non mi appartiene. Neppure per un aggettivo, gay – le parole di Camisasca – Sono qui per un sostantivo: persona. Voi siete delle persone. Il vescovo vuole solo aiutare le persone, tutte le persone, di qualunque colore della pelle, di qualunque etnia, di qualunque lingua, di qualunque orientamento sessuale».

E ancora: «Vi considero dunque figli a tutti gli effetti. Posso dirvi anche: figli amati e desiderati, proprio perché so che alcuni di voi hanno attraversato, o forse ancora attraversano, difficoltà di vario genere e si sentono oggetto di incomprensione o addirittura di dileggio o esclusione».

Parole apprezzate da una larga parte di fedeli, ma discusse e criticate da un’altra. A cominciare proprio da Arcigay e dai cattolici integralisti del gruppo 20 Maggio.

Per Alberto Nicolini, presidente Arcigay Gioconda Reggio Emilia, «è stato molto importante, rivoluzionario che un uomo come Camisasca abbia partecipato alla veglia per le vittime dell’omotransfobia. Una veglia che, sia chiaro, ha rischiato fino all’ultimo di essere cancellata dal vescovo stesso. Bene quindi che si sia svolta».

Ma, aggiunge Nicolini, «siccome Camisasca ha parlato di “verità”, diciamola tutta». Per il presidente Arcigay, «il vescovo ha detto di essere in ascolto. Eppure al tempo stesso, ha preventivamente censurato la lettura dei dati di Amnesty sull’omofobia in Italia, ha censurato i passaggi di due testimonianze in cui il ragazzo e la ragazza si dicevano felici di aver trovato l’amore, e ha completamente eliminato la terza testimonianza, quella di un ragazzo transessuale, rifiutato dunque ancora una volta come persona da una certa chiesa».

Di qui un altro duro affondo: «Quella del vescovo è stata una enorme ipocrisia, e va detto. Le sue parole discriminatorie per le persone Lgbti hanno inoltre ferito tante persone, come la madre di una ragazza transgender che è uscita a metà cerimonia, livida di rabbia e dolore. La stessa donna aveva partecipato con l’intera famiglia un anno fa alla stessa veglia, in un momento di grande unione tra genitori e figli. Ecco, ci auguriamo che la veglia dell’anno prossimo torni a essere un momento di ascolto, verità, accoglienza».

Un commento paradossalmente apprezzato proprio dal gruppo di integralisti del 20 maggio, che dopo aver pregato rigorosamente in latino torna ad alzare di nuovo la testa in italiano, incassando fra l’altro anche l’adesione di esponenti di Forza Nuova, presenti nella sparuta pattuglia di inginocchiati davanti al vescovado per la veglia definita “di riparazione”: «Il vescovo Camisasca ha appoggiato e presenziato a questo scandalo – affermano gli ultra cattolici in riferimento alla celebrazione di Regina Pacis – Prendiamo tuttavia atto che, per correre democristianamente ai ripari, ha detto qualcosa in più non uscendo dal reticolato dell’insegnamento cattolico».

Per il gruppo 20 Maggio, «le conferme vengono dallo stesso Nicolini il quale, pensando di aver già vinto avendo arruolato il vescovo fra le proprie fila, si è ritrovato (per sua stessa ammissione) a dover ingoiare il boccone amaro scaturito dal discorso di Camisasca: un cortocircuito e una stangata doppia che ci tocca solo da spettatori divertiti. Non si può negare tuttavia che Nicolini, accusando il vescovo di ipocrisia è stato sincero evidenziando il solito cerchiobottismo curiale». Una polemica che arriva proprio nello stesso giorno in cui il consiglio comunale dà il via libera a iniziative di sostegno per il Mantova Pride del prossimo 16 giugno, approvando una mozione (primo firmatario, Dario De Lucia del Pd) con 20 voti favorevoli (Mdp, Pd, Si, M5s), un contrario (Gruppo misto) e un astenuto (Caselli del Pd).

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