«I terroristi non cambino le nostre vite»
Il capo della polizia Gabrielli al convegno sul terrorismo organizzato in città: «Se ci chiudiamo in casa hanno vinto loro»
REGGIO EMILIA. Più che un convegno, quello organizzato ieri al Credem di via Emilia San Pietro da questura e Unimore è stato un summit anti terrorismo. Dal palco, per tutta la mattinata, si sono alternati nomi eccellenti per quanto riguarda la lotta alla minaccia terroristica. Che lì, dall’auditorium di palazzo Trivelli, hanno parlato a una fitta platea di poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti municipali e tutte le forze impegnate costantemente nella tutela della sicurezza pubblica. Dirigenti, funzionari, sindaco, rappresentanti politici e persino la vice presidente della Camera, Maria Edera Spadoni, si sono ritrovati per ascoltare e approfondire la tematica che più di tutte, negli ultimi anni, ha influenzato e influenzerà ancora la nostra vita quotidiana.
Si sono alternati, sul palco, il capo della polizia Franco Gabrielli, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho, il direttore centrale anticrimine Vittorio Rizzi, il direttore centrale della polizia di prevenzione Lamberto Giannini e due massimi esperti del mondo accademico: i professori Ernesto Ugo Savona e David Canter. E visto il tema dell’incontro – intitolato “la valutazione del rischio terrorismo e il profilo del potenziale attentatore in una prospettiva di prevenzione” – tutti i loro discorsi sono stati legati da un solo filo conduttore, cercando di rispondere ad alcune domande principali: che strumenti ci sono in Italia per combattere i terroristi? Esistono dei profili criminali che ne facilitano l’individuazione? Che rischio corriamo oggi nelle nostre città? E, soprattutto, come tutto questo influenza le vite quotidiane dei cittadini?
Ed è in particolare su quest’ultima domanda che si è concentrato Gabrielli, autore della circolare che porta il suo nome e che, con le disposizioni che contiene, ha cambiato e modificato lo svolgersi di feste, sagre, manifestazioni di paese. Portando, nei casi di eventi più piccoli, persino a delle cancellazioni. Di tutto questo il capo della polizia è cosciente tanto che, interpellato sulla questione, ha voluto ribadire in prima battuta: «Se ci chiudiamo in casa hanno vinto loro. La conclusione è che davanti a questo tipo di minaccia dobbiamo salvaguardare i nostri valori e le nostre abitudini, non dobbiamo stravolgere la nostra vita. Non dobbiamo assecondare le paure, i cittadini abbiano consapevolezza che nel nostro Paese abbiamo delle eccellenze sia per le esperienze maturate che per legislazione, sistema giudiziario e condivisione delle informazioni».
Detto questo però, ha concluso Gabrielli, «i cittadini devono essere figli del proprio tempo e capire che se certe cose si fanno è perché ci sono determinati rischi. La sicurezza assoluta con questo terrorismo non esiste, anche un prezzo può essere pagato ma non può essere pagato lo stravolgimento delle nostre abitudini, vero obiettivo di questi criminali».
Prima del capo della polizia, che ha concluso la mattinata di interventi, è stata la volta di De Raho. Parole, le sue, che si sono concentrate sull’attuale situazione legislativa in Italia «che dopo l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 ha fatto enormi progressi». È stato integrato il reato di associazione terroristica internazionale, creato il comitato sicurezza finanziario che monitora il finanziamento del terrorismo, la possibilità di utilizzare agenti sotto copertura o, ad esempio, le intercettazioni preventive.
Tutte cose che, ha continuato, «mettono l’Italia un passo avanti rispetto a tutti gli altri Paesi europei nella lotta al terrorismo. Solo qui da noi ad esempio esiste la possibilità di effettuare misure di prevenzione per il contrasto al terrorismo. E si deve dire grazie anche a una legislazione evoluta e all’esperienza maturata in 40 anni di contrasto alle mafie. La nostra forza è quella di condividere le informazioni, questo è il miglior contrasto: non c’è separazione fra le conoscenze della polizia giudiziaria, dei servizi e dell’autorità giudiziaria».
Se nulla è avvenuto in questi anni, ha quindi concluso De Raho, «non è per fortuna. In tante intercettazioni si parlava di attacchi terroristici e piani, ma noi siamo sempre arrivati prima. Per il futuro non è detto che un lupo solitario non riesca a colpire ma è certo che il controllo del territorio in modo capillare e condiviso riduce notevolmente questo rischio».
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