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«Il biogas anche a Castelnovo e Ramiseto»

«Il biogas anche a Castelnovo e Ramiseto»

Bini sull’impianto a Villa: «Queste centrali sono importanti e portano a chiudere le caldaie inquinanti»

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VILLA MINOZZO. Anche l'Unione dei Comuni interviene nell'ambito dell'acceso dibattito sulla nuova centrale a biomasse di Villa Minozzo, su cui a breve il Comune terrà un’assemblea pubblica per illustrare i dettagli del progetto (venerdì 25 maggio alle ore 21 alla bottega culturale I Mantellini, nel capoluogo).

Enrico Bini, presidente dell’Unione Comuni, ricorda come in Appennino vi siano già impianti di questo tipo che lavorano senza problemi percepiti, ed altri che sono in procinto di essere realizzati. «Il tema della produzione di energia da biomassa legnosa – dice Bini – è sicuramente molto importante: in alcuni cittadini suscita ancora timori legati alla possibilità che questi impianti possano generare forte inquinamento, ma è importante valutare il bilancio ambientale complessivo di ogni centrale. Intanto partiamo dal presupposto che alcune centrali di questo tipo, che hanno comunque dimensioni piuttosto contenute, sono già attive sul territorio appenninico: posso citare gli esempi di Ligonchio, dove è stata attivata più di un anno fa senza che si riscontrasse alcun problema e anzi dando risultati positivi, e di Collagna, anche questa attiva da diversi anni, per quanto riguarda edifici pubblici. L'Italia inoltre su questo tipo di produzione da fonti rinnovabili è in forte ritardo rispetto ad altri Paesi europei come Germania, Austria, Danimarca, tradizionalmente molto sensibili alla tutela ambientale, e che pure hanno produzioni di energia da biomassa doppie o triple rispetto alle nostre. L'Appennino potrebbe avere da questa risorsa prospettive importanti: la silvicoltura e la filiera del legno devono essere un terreno di investimento e sviluppo. Le aree boschive appenniniche, a causa dell'abbandono di ampi terreni, soprattutto del crinale, che anni fa erano dedicati all'agricoltura, sono aumentate ma sono anche lasciate all'incuria, dando problemi di tenuta idrogeologica. Una filiera più diffusa porterebbe maggiore occupazione e cura del territorio. La centrale di Villa Minozzo prevede per il funzionamento dell'impianto circa 2.300 quintali di biomasse l'anno. La Regione impone, nell'ambito del bando che ha finanziato il progetto, che le biomasse utilizzate provengano entro un raggio di 70 chilometri, ma in questo caso il raggio di provenienza sarà ristretto al solo crinale reggiano. Al suo completamento l'impianto dovrebbe consentire la chiusura di 12 punti di emissione gas e polveri, le attuali caldaie al servizio dei vari edifici, con una riduzione complessiva delle emissioni di Co2. Le centrali a biomasse permettono di depurare i gas di scarico controllando le emissioni, perciò è molto vicino allo zero il bilancio di Co2 emessa, rispetto a quella incamerata dal legno che si brucia, e inoltre si punta a ridurre anche le polveri sottili».

«Anche a Castelnovo – conclude Bini – sarà realizzata una centrale a servizio degli edifici pubblici della zona Peep: la palestra e le scuole. E anche in questo caso il nuovo impianto porterà alla dismissione di alcune vecchie caldaie, comportando un saldo ambientale positivo. Un'altra centrale sarà poi realizzata a Ramiseto, anche in questo caso a servizio di edifici pubblici, portando allo spegnimento di 5 caldaie a metano, e ci sono altri Comuni dell'Appennino interessati a partecipare al bando».

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