Il candidato Storchi «Mi sono già dimesso da presidente Anpi»
Elezioni, l’esponente della lista “Brescello che vogliamo” «La ’ndrangheta è presente, opereremo in modo risoluto»
BRESCELLO. E’ stato in questi ultimi giorni al centro di diversi attacchi, dopo la sua discesa in campo con la lista “Brescello che vogliamo”. E alla luce delle polemiche che sono sorte, l’architetto Stefano Storchi, a lungo assessore di centrosinistra a Guastalla, ha deciso di rispondere a chi lo ha chiamato in causa. «Avevo deciso di condurre una campagna elettorale nello spirito del confronto delle idee – afferma – evitando qualsiasi posizione polemica nei confronti delle persone, delle liste e degli avversari politici. Ma la notizia della mia candidatura ha suscitato prese di posizione e un fuoco di fila che di solito si riservano a candidati ben più influenti e “di peso” di quanto io non mi ritenga. Penso dunque di dover chiarire tre concetti in modo da fornire coordinate più precise ai brescellesi».
«Sul tema del contrasto alle mafie – entra nello specifico Storchi – su cui mi sollecita il candidato della lista “L'Alternativa”, non ho che una risposta da dare: sto con lo Stato, contro ogni forma di malavita. Evidentemente il candidato non conosce me e l'attività politica che ho svolto e sto svolgendo. Gli ricordo solo che in questi giorni l'Anpi di Guastalla sta concludendo il progetto “Costruire cittadinanza” rivolto agli studenti del Russell; vi ho lavorato direttamente con Cgil, “Libera” e Istituto Cervi. Voglio anche sottolineare come una delle ultime iniziative avesse per titolo “Mafie sotto casa” e affrontasse temi quali infiltrazioni malavitose, riciclaggio, gioco d'azzardo; tre facce di uno stesso problema su cui mi sto impegnando, e non a parole. Il candidato della lista “L'Alternativa” può dire altrettanto?»
Storchi, nelle rosa dei futuri assessori, vicesindaco se la sua lista vincerà le amministrative, pone delle precisazioni anche sul suo ruolo in Anpi a Guastalla. «Il 3 maggio ho comunicato al direttivo la mia intenzione di appoggiare la lista “Brescello che vogliamo” e la decisione conseguente di lasciare la presidenza. Il direttivo ha avviato, il 7 maggio, una riflessione interna che concluderemo domani assumendo le decisioni necessarie, che implicano la conferma delle mie dimissioni. Quindi, caro signor Salomoni, io non mi devo dimettere, perché già l'ho fatto, senza alcuna polemica o tensione con l'Anpi provinciale. La mia attività e la mia coscienza – prosegue – bastano a dirmi cosa io debba o non debba fare; e non prenderò lezioni da lei per imparare come comportarmi nella vita».
Infine, ritorna sulle affermazioni relative ai “professionisti dell’antimafia”, pronunciate in uno degli incontri pubblici: «Ho citato Leonardo Sciascia – spiega – e la sua polemica sui “professionisti dell'antimafia”. L'ho fatto perché in questi anni ho visto alcune persone attente a mettere in campo una propria visibilità e propri percorsi personali, più che a capire la realtà di una comunità scossa dagli eventi di questi ultimi tempi. Il Gruppo di discontinuità mi ricorda che Sciascia non negava la presenza della mafia, come ipotizzano che io stia facendo. E qui sbagliano tre volte: la prima, perché io dell'infiltrazione della 'ndrangheta nei nostri territori sono ben consapevole; la seconda, perché questa consapevolezza permea la nostra lista che, se eletta, opererà su questo terreno in modo chiaro e risoluto. E la terza, perché io non potevo e non volevo fare nomi di “professionisti dell'antimafia”; ma se, come diceva l'antico adagio, “la prima gallina che canta...».
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