Il questore: «Reggio non è esente da rischi»
Antonio Sbordone ha introdotto la giornata di relazioni di ieri: «Dobbiamo infondere serenità»
REGGIO EMILIA. A Reggio Emilia non ci sono allarmi particolari per quanto riguarda il rischio di attacchi terroristici. Ma nessuna città se ne può dire del tutto esente e, dunque, neanche Reggio Emilia. È questa la sintesi del discorso di apertura del convegno della polizia di ieri, tenuto dal questore di Reggio Emilia Antonio Sbordone.
«La caratteristica più importante del nuovo terrorismo – ha esordito Sbordone – è la genericità. Generico per motivazioni o radici non ascrivibili a credo politico. Generico per finalità, non riconducibili al terrorismo tradizionale e non proiettate a sostituire un potere con un altro potere. Genericità che è la cifra della forza di questo terrorismo, per la capacità di provocare paura nei singoli e nella comunità».
Per quanto riguarda Reggio Emilia, ha proseguito il questore, «non c’è un concreto rischio di attentati, nessun elemento investigativo o informativo ci allarma. Tuttavia si deve aggiungere che nessuno può sentirsi escluso. E quindi nemmeno Reggio. Il nostro compito è fornire certezze e rassicurazioni, infondere serenità, esserci sempre ed esserci di più dove è più necessario, analizzare i fenomeni e spiegarli. Il racconto è molto importante per coinvolgere i cittadini».
Un’allerta che, vista anche la “fluidità del rischio”, resta quindi alta come ha confermato il prefetto di Reggio Emilia, Maria Grazia Forte: «L’attenzione per scongiurare il pericolo di eventi terroristici nel Paese è all’ordine del giorno. La vera sfida è capire come conservare le libertà individuali e conciliarle alle nuove esigenze della sicurezza». Qualche dato, infine, è stato fornito dal direttore centrale della polizia di prevenzione, Lamberto Giannini: «Sono 47 le persone allontanate dal territorio nazionale quest’anno per questioni legate al terrorismo. A conferma del buon lavoro svolto, oltre la metà di queste tornata nel proprio Paese è stata arrestata o trovata nelle zone di combattimento».
Anche Lamberto Giannini, comunque, ha confermato che «non ci si può sentire sicuri del fatto che esistono realtà non a rischio». (l.g.)
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