MoBike, la nuova bici pubblica che piace ai reggiani
Può essere presa e lasciata ovunque ma la App non è facile da usare. Un difetto? Il telaio pesante rende faticosa la pedalata
REGGIO EMILIA. A piedi nelle vicinanze dell’Hotel Astoria, la App del cellulare segna sulla mappa che la “bicicletta più prossima” è a due passi: la troviamo sotto il viale alberato, che ci attende e ci sorprende in apparente solitudine. La puoi lasciare e prendere dove vuoi.
Il valore aggiunto di MoBike è proprio questo: non occorre cercare i 13 stalli, come accadeva nel precedente “Mi muovo”, perché è Maometto (cioè il due ruote), che va alla montagna. Una bici “usa e getta” o “free floating”, come l’ha definita il Post: senza pensieri, direbbero le nostre nonne.
A tre settimane dall’entrata in vigore del nuovo servizio di bike sharing presentato dal Comune di Reggio Emilia, lo abbiamo provato di persona, per testarne pregi e difetti.
Lo scoglio principale è registrarsi e avviare la App, che può non essere immediato per gli analfabeti tecnologici come la sottoscritta (il che esclude in modo automatico l’ampia fetta della popolazione “anziana”). Nel nostro caso ci rechiamo alla “Velostazione” di piazzale Marconi pensando che in caso di necessità ci possa essere uno sportello: non è così, il nome altisonante – dovuto forse alle colonnine informatizzate – è in realtà una rastrelliera come tante altre.
Difatti, dopo aver scaricato la App sul cellulare, incontriamo una prima difficoltà nel pagare l’abbonamento: il sistema pare non accettare una carta di credito prepagata, non riusciamo a spuntare una scelta diversa dal pagamento digitale “Klarna Sofort” e quando cerchiamo di contattare il numero verde con prefisso di Milano, ci risponde una centralinista che parla solo inglese e tedesco e che ci risponde di rivolgerci alla nostra banca.
Dopo aver chiesto invano ai meccanici del deposito bici della stazione (molto gentili, ma non ne sanno nulla), ci avviamo mestamente verso i controviali, incrociando ad una fermata del bus tre controllori che guardano con curiosità una MoBike lasciata sul marciapiede.
Un amico che ne sa più di noi ci risolve il problema del pagamento: tra le due opzioni “Ricarica ogni 0.30-30 minuti” (si salda ogni singola corsa, occorre un deposito di 1 euro) e l’opzione “19.99 euro” (abbonamento senza deposito per tre mesi con numero illimitato di corse) scegliamo quest’ultimo. Dopo aver inserito dati del cellulare, il Bluetooth e wi-fi (sono passati 40 minuti, ma tant’è), la App parte; e noi con lei.
Trovata la bici all’Astoria, avviciniamo il cellulare al QR-Code in mezzo al manubrio e il rumore metallico indica che la bici è sbloccata. Possiamo pedalare, dirigendoci verso l’anagrafe di via Toschi, dove dobbiamo fare una commissione. All’uscita, proviamo a cambiare bici: la mappa indica che una si trova alla sede degli Industriali; in realtà è parcheggiata dentro il cancello di ferro.
Poco male, grazie all’abbonamento possiamo continuare ad usare la nostra. Altra tappa in via Farini, dove di MoBike ce ne sono diverse. La mappa ne segna una alla chiesa di San Prospero, in realtà si trova in via Calderini.
Finite le commissioni, lasciamo la MoBike alla farmacia di via Pansa, non dimenticando di bloccare la leva: un’operazione manuale, stavolta, e indispensabile per un corretto uso del servizio. Mai dimenticarsi di chiuderla: se non si blocca, chiunque può prenderla e il sistema addebita il pagamento al precedente utilizzatore. Nel frattempo il cellulare si è scaricato completamente: complice l’uso della App e della geolocalizzazione, la batteria è arrivata a zero.
Altra nota dolente: la pedalata non proprio sciolta. Le ruote piene, pensate per evitare di forare, e il peso del velocipede, maggiore rispetto alla “Graziella” cui siamo abituati, comporta una certa dose di fatica: il sudore è assicurato. E, causa il manubrio basso rispetto al sellino, la posizione non proprio agevole. Comodo invece il cestino anteriore quadrato, con portata massima 5 chili.
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