Scarichi inquinanti nel Tassobbio: schiuma e pesci morti
Casina, è l’ipotesi sulla quale lavorano i carabinieri. Sui social si scatenano le proteste, il sindaco Stefano Costi: «Danno grave»
CASINA. In questi giorni di primavera sono tanti gli escursionisti che frequentano la collina e l’Appennino. Domenica, i tanti che hanno percorso i sentieri lungo il torrente Tassobbio, nella valle di Cortogno, si sono imbattuti in una brutta sorpresa: il torrente, tra i più belli di questa fascia di territorio, si presentava per un tratto di qualche centinaio di metri, coperto di schiuma bianca ed emanava un odore acre piuttosto forte. Non solo: in diversi punti erano visibili pesci morti. Una foto del torrente in queste condizioni è stata condivisa da Carlo Possa sulla pagina “Quelli che l’Appennino reggiano”, ed ha aperto un ampio dibattito.
«Oggi anche nella Val Tassobbio – ha scritto Possa – si festeggiava la Giornata europea dei mulini. E qualcuno ha pensato bene di fare un bel regalo al Tassobbio. Quelli che… amano l'Appennino». La prima ipotesi emersa è stata quella di uno scarico di liquami riversati nel torrente, un evento che purtroppo ha già avuto un precedente non troppi anni fa. E l’attenzione si è puntata giocoforza su un allevamento suino della zona, a breve distanza da dove è stata vista la schiuma. Quello che è certo è che su quanto avvenuto è stata anche presentata denuncia ai carabinieri.
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Interpellato sul fatto, afferma il sindaco di Casina Stefano Costi: «A seguito della denuncia, ora si cercherà di capire cosa sia successo, ma quello che è certo è che si tratta di un danno molto pesante per il torrente, un corso d’acqua che è vitale e rappresenta un punto di eccellenza ambientale e dispiace davvero vederlo così. Se è stata una mancanza di attenzione o di sensibilità auspichiamo che si riesca a capirne le motivazioni». Nella discussione che si è creata sul social in merito a quello che è successo, c’è stato chi ha affermato che dai primi riscontri la porcilaia non sarebbe la causa dello sversamento, anche se al momento si tratta di una semplice ipotesi.
C’è stato anche chi ha sottolineato che «è comunque consentito dalla legge l'utilizzo agronomico dei reflui di allevamento con modalità e tempistiche prestabilite. Pertanto non si gridi subito al dolo ma si chiariscano le dinamiche. Non prendo le parti di nessuno ma faccio un'ipotesi: la legge mi consente venerdì 18 maggio, data a caso, di spandere i liquami nel tal campo. La legge non sa che dopo un’ora dallo spandimento viene un forte temporale che "lava" i liquami e li convoglia nel torrente». C’è anche chi ha sostenuto la possibilità che si tratti di una proliferazione naturale di microrganismi. La maggioranza schiacciante dei commenti comunque propende per lo sversamento non autorizzato e auspica l’individuazione dei responsabili.
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