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«Affari da milioni di euro l’anno»

«Affari da milioni di euro l’anno»

Il plauso del generale Giuseppe Giove: «Una pietra miliare investigativa»

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REGGIO EMILIA. L’operazione guidata dai carabinieri forestali di Reggio Emilia, che ha permesso di smantellare un ingente e milionario traffico illegale di rifiuti, a livello investigativo è un’eccellenza regionale e nazionale.

Tanto che ieri, a esporre i dettagli delle indagini, ha voluto essere presente anche il comandante dei carabinieri forestali dell’Emilia Romagna, il generale Giuseppe Giove. «Si tratta di un’operazione eccellente – ha spiegato il generale – che ha visto l’osmosi fra Direzione distrettuale antimafia, Procura, carabinieri di Reggio Emilia e Forestali. Parliamo di milioni di euro di affari illeciti e tonnellate di materiale sottratto alle isole ecologiche dei Comuni, un’indagine di grande spessore che ha consentito di interrompere un’attività che avrebbe incoraggiato la gestione illecita dei rifiuti. È una pietra miliare nella lotta al crimine ambientale e credo la prima volta in Italia che viene applicato il nuovo articolo 452-quaterdecies del codice penale».

Visibilmente soddisfatto anche il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Antonino Buda: «Visti i recenti furti di rame che lasciano ancora al buio delle zone di Reggio abbiamo deciso di contrastare soprattutto la filiera del traffico di metalli. Se i ladri trovano difficoltà a trovare i ricettatori si riesce a dare una battuta di arresto anche ai furti. Il mio plauso va ai carabinieri forestali che hanno aggiunto all’Arma competenze di grande spessore».

A spiegare i dettagli di questa lunga e complessa indagine, durata oltre un anno, è stato infine il tenente colonnello Sandra Di Domenico, comandante provinciale dei Forestali: «Il centro di recupero principale dov’è stata trovata la maggior parte dei metalli, a Castelnovo Sotto, era autorizzato alla gestione dei rifiuti ma non per la parte ottenuta illecitamente. Complessivamente parliamo di sette siti controllati, tre residenze private, un centro di recupero e un capannone di Scandiano usato come deposito».

L’operazione, nonostante gli importanti risultati, è però solo all’inizio. «Abbiamo recuperato degli hard disk – conclude Di Domenico – con informazioni che riteniamo fondamentali per il proseguimento delle indagini, che adesso vanno avanti». (l.g.)

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