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Ex leghista a processo tra testi improbabili e molti «non ricordo»

Ex leghista a processo tra testi improbabili e molti «non ricordo»

Brescello: Catia Silva, l’autenticatore e una dottoressa alla sbarra per la raccolta “allegra” di firme per una lista

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BRESCELLO. Ultraottantenni infermi che firmavano il sostegno alla lista politica durante la visita a domicilio del medico; analfabeti non in grado di leggere la formula di giuramento di rito, ma capaci di siglare; madri che sottoscrivevano per i figli e mogli per i mariti, falsificando le firme. È il quadro di una raccolta firme perlomeno “allegra” quello che ha restituito l’udienza di ieri in tribunale nel processo per falso in atto pubblico che vede alla sbarra, tra gli altri, l’ex consigliera comunale della Lega Nord Catia Silva, l’autenticatore Paolo Roggero e il medico Carmela De Vito, ora candidata sindaco per la lista “Brescello Onesta” in lizza alle prossime urne (stesso nome e simbolo della lista del 2014, allora capeggiata dalla Silva). I cinque imputati sono finiti nel mirino per l’omonima lista alle elezioni amministrative del 2014. L’inchiesta è emersa nel 2015 e il processo è iniziato nell’ottobre 2017. Il falso in atto pubblico riguarda sia la veridicità delle sottoscrizioni (due i casi di falsificazione accertati ieri) sia la mancata presenza dell’autenticatore, obbligatoria per legge: rientra in questa tipologia la maggior parte della ventina di firme contestate dal pm Stefania Pigozzi su 65 totali. Ieri in tribunale una quindicina di firmatari, brescellesi e non, chiamati come testimoni dell’accusa, hanno affollato il corridoio del primo piano di palazzo di Giustizia, sfilando uno per uno. Un corteo di varia umanità che ha fatto segnare dei punti a favore dell’accusa, soprattutto a causa dei numerosi «non ricordo» e delle contraddizioni (rispetto alle dichiarazioni rilasciate alla Digos nel 2015) nelle quali sono caduti i testi, apparsi a tratti reticenti. Tanto che perfino il giudice Simone Medioli Devoto è sbottato più di una volta, ammonendo ripetutamente i testimoni a «dire la verità» e ricordando che «la falsa testimonianza prevede pene elevate». Per primo ha deposto un 83enne in carrozzina con difficoltà di eloquio, che agli atti aveva dichiarato di aver firmato a casa sua il foglio propostogli dal suo medico curante, la De Vito, che poi «non ho più visto». «Ho firmato adesso?». «No, quattro anni fa, la aiutiamo no», ha replicato il giudice ad un 67enne che agli atti dichiarò di aver sottoscritto la lista nell’ambulatorio della De Vito dove si era recato per una ricetta contro il diabete: circostanza che ieri ha negato, poi confermato, poi di nuovo negato. Un 83enne, sordo e analfabeta, è stato scoperto nonno di uno dei candidati dell’epoca ora indagati; l’anziano, così come il padre 60enne e la madre 57enne dell’imputato, in quanto congiunti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Parimenti affetto da amnesia un 60enne, che agli atti aveva firmato a casa un foglio che la moglie gli aveva portato da parte della madre di una candidata. Due i casi di disconoscimento delle firme: un 24enne di Parma («ha sottoscritto mia madre, col mio consenso») e un 51enne brescellese («ero spesso via per lavoro, ha firmato mia moglie avvisandomi»), una firma “per procura” illecita. Prossima udienza fissata, per ruolo carico del giudice, al 19 marzo 2019; chiamati i testimoni della difesa, una quindicina tra carabinieri e cittadini.

Ambra Prati

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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