Il difensore: «Uno scandalo che questa causa sia iniziata»
BRESCELLO. «Nessuna raccolta disinvolta delle firme. Il fatto è che a distanza di quattro anni non si può chiedere ai cittadini di ricordare chi era presente al momento della sigla – ha commentato a...
BRESCELLO. «Nessuna raccolta disinvolta delle firme. Il fatto è che a distanza di quattro anni non si può chiedere ai cittadini di ricordare chi era presente al momento della sigla – ha commentato a fine seduta l’avvocato difensore (nonché onorevole del Carroccio) Gianluca Vinci – In aula è emerso che le firme venivano apposte anche da persone semplici e confuse, che in buona fede non ricordano; a costoro in fase di indagine le domande erano state formulate in modo diverso. A nostro avviso in 13 casi su 20 abbiamo dimostrato che il certificatore era presente: rimangono i due casi in cui è stato dato mandato ad altri di firmare e 4-5 casi che i testi ricordano senza autenticazione». «Ricordiamoci – ha proseguito Vinci – che la raccolta firme casa per casa fu indotta dai noti problemi di ‘ndrangheta e dall’impossibilità di allestire banchetti. È uno scandalo che questo processo, partito da una lettera anonima di stampo mafioso con l’obiettivo fallito di far saltare la lista della Lega, sia iniziato e vada avanti. Due giorni fa Catia Silva è stata riconosciuta vittima di ‘ndrangheta e citata come esempio dal pm Marco Mescolini in Aemilia». (am.p.)
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