Gazzetta di Reggio

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A processo per violenza sessuale e stalking

A processo per violenza sessuale e stalking

Boretto, 39enne alla sbarra dopo la denuncia della ex. Sentito il maresciallo. Confermate le accuse

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BORETTO. È stato sentito ieri, nell’aula di tribunale a Reggio, il maresciallo Nicola Fusella, all’epoca dei fatti comandante della stazione borettese e ora all’Aquila. Il militare dell’Arma è stato chiamato come teste dal pm Maria Rita Pantani, nell’ambito del processo contro un uomo di 39 anni accusato di violenza sessuale, sequestro di persona, violenza privata, lesioni aggravate e stalking nei confronti della ex fidanzata di 31 anni. Sostanzialmente confermato, dalle sue dichiarazioni, l’impianto accusatorio.

Nella prossima udienza, fissata per il 30 maggio prossimo saranno invece ascoltati i testi della difesa, alcuni familiari del 39enne, assistito dall’avvocato del Foro reggiano Alessandra Bonini.

La vicenda risale alla fine del 2016 e le ultime udienze avevano conosciuto diversi rinvii. Uno dei quali, il 24 gennaio scorso, proprio a causa dell’assenza del maresciallo, uno dei quattro testi del pm Maria Rita Pantani.

Il processo a carico del 39enne è iniziato il 20 dicembre 2017, davanti al collegio presieduto dal giudice Simone Medioli Devoto, con la testimonianza della 31enne, durata oltre 2 ore, protetta da un separé per non incrociare lo sguardo con l’imputato.

La donna non si è costituita parte civile, così, dopo la deposizione, non dovrà più tornare in aula e rivivere il suo calvario. La vittima aveva risposto alle domande del pubblico ministero e poi si era sottoposta al controesame dei legali dell’imputato, raccontando nei dettagli la presunta violenza sessuale subita il 27 ottobre 2016. La 31enne aveva detto di trovarsi in casa del fidanzato che, dopo una lite, l’aveva trascinata in camera da letto e poi violentata. In quell’occasione l’uomo aveva chiuso la porta per impedirle di scappare.

Era comunque riuscita ad andarsene e in ospedale le erano state diagnosticate ferite giudicate guaribili in 30 giorni. Dopo quell’episodio, la fidanzata aveva perdonato l’aggressore. I due erano tornati insieme fino a Natale, quando la donna era stata nuovamente picchiata: in quel caso la prognosi fu di 15 giorni.

A quel punto si era decisa a lasciare il fidanzato, ma lui la tempestava di messaggi e video. Le scriveva di amarla, per farla tornare sui suoi passi. Quando lei non rispondeva, lui insisteva. In un video inquietante, l’uomo bruciava una croce e se la attaccava al petto come punizione da autoinfliggersi. Di qui la denuncia ai carabinieri.

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