In due volumi la storia millenaria della pieve di San Pietro in Caviano
SAN POLO. Nel cuore di tanti sampolesi è ancora viva la pieve di san Pietro in Caviano, chiesa parrocchiale di San Polo dal 980 fino al 1949, quando la parrocchia venne trasferita nella chiesa del...
SAN POLO. Nel cuore di tanti sampolesi è ancora viva la pieve di san Pietro in Caviano, chiesa parrocchiale di San Polo dal 980 fino al 1949, quando la parrocchia venne trasferita nella chiesa del castello. La sua storia millenaria ora è raccolta in due volumi curati da Luisa Ferrari, insegnante di lettere, e da Franco Bolondi, coordinatore didattico della scuola d’infanzia e nido Mamma Mara e docente di educazione artistica e mediale all’università di Verona.
“La Pieve di San Pietro in Caviano di San Polo d’Enza. Una storia millenaria 980-1949” (740 pagine, 400 fotografie, edito da Nuova Tipolito di Felina), verrà presentato domenica, alle 18, all’oratorio Helder Camara di San Polo: oltre ai curatori, interverranno monsignor Tiziano Ghirelli, direttore dell’ufficio diocesano Beni culturali, don Bogdan Rostkowsky, parroco di San Polo e responsabile dell’unità pastorale Terre del Perdono, e Mirca Carletti, sindaca del Comune di San Polo.
La pubblicazione dei volumi è stata finanziata da un privato, il sampolese Giandomenico Villa, con il contributo e il patrocinio del Comune di San Polo.
Il primo volume tratta soprattutto la storia della pieve, mentre il secondo è dedicato alle opere d’arte, agli affreschi, ai quadri e alle reliquie. Tra le presentazioni c’è anche quella del vescovo Massimo Camisasca: «Sono molto grato del lavoro che è stato svolto per editare duesti due volumi sulla pieve di san Pietro in Caviano perché è necessaria una dura ed entusiasmante attività di ricerca, catalogazione, archeologia documentativa affinché la ricchezza di questi luoghi possa tornare alla luce ed essere goduta da tanti».
L’idea di raccogliere in un unico volume tutta la storia millenaria della Pieve è stata di monsignor Pellegrino Tognoni, parroco emerito di San Polo che si è sempre impegnato per ridare l’antica Pieve ai sampolesi: negli anni Settanta con i primi lavori di restauro, gli scavi archeologici negli anni Ottanta, e il convegno del 2016 per richiamare l’attenzione sulla necessità di interventi di consolidamento in seguito ai danni del terremoto.
Immane il lavoro dei curatori che, in quattro anni, hanno cercato e trovato migliaia di notizie e documenti consultando archivi, tra i quali l’archivio di Mario Iotti, nipote di don Baroncini e di Luciano Rocchi che seguì le vicende legate allo spostamento della parrocchia, ma anche molte biblioteche e intervistando i testimoni sampolesi che hanno vissuto l’esperienza della Pieve quando era ancora parrocchia. (d.s.)
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