Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia, il bilancio della Città del Lettore al "Moro"

di Chiara Cabassa
Reggio Emilia, il bilancio della Città del Lettore al "Moro"

Daniele Castellari, artefice dell'evento: "Sono felice di essere insegnante e di esserlo di questi ragazzi"

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. “La Città del Lettore 2” per quattro sere si è accesa di emozioni letterarie e di palpitazioni poetiche per poi riaddormentarsi a fatica. Con la voglia di risvegliarsi circondata dalla stessa indomita esuberanza. Ora, nel giardino del liceo “Moro” e nelle aule al piano terra che hanno ospitato la Città, è come se l’alta marea si fosse ritirata ma non senza lasciare segni indelebili. Per renderli ancora più incancellabili, è questo il momento di “ripensarli”. Lo abbiamo fatto con il professore Daniele Castellari, ideatore e organizzatore della Città del Lettore.

Iniziamo dalla fine. Giovedì sera, al termine del tripudio che ha caratterizzato il quarto appuntamento della Città del Lettore 2, in lei quale sentimento è prevalso?

«La felicità e la gratitudine di essere un insegnante e di esserlo di questi ragazzi».

L’anno scorso si era parlato di progetto sperimentale. Quest’anno la Città del Lettore è lievitata dal punto di vista quantitativo ma soprattutto qualitativo. Se lo aspettava? E come “turista” cosa ha apprezzato?

«Sapevo del miglioramento quantitativo dell’offerta avendo predisposto 31 attività per gli ospiti della Città, ben 14 più dell'anno scorso, e speravo in una risposta del pubblico, ma non avrei mai immaginato che venissero più di 5.000 persone in quattro sere. È difficile mettersi nei panni del “turista”, ma ho sentito che hanno colpito molto il Museo dei Pazzi, il Tribunale, ma anche la Fabbrica del Libro come la Taverna di Calvino o Kafka in biblioteca>.

Andando alla scoperta della Città, al di là delle proposte una più accattivante dell’altra, ad emergere è stato uno sguardo diverso sulla scuola. Lei, che è stato l’artefice di tanta meraviglia, cosa pensa di questo ultimo aspetto?

«Ha colto un elemento di grande rilevanza. La Città del Lettore non ha riunito i migliori studenti e i migliori insegnanti, sarebbe semplicistico sbrigarsela così. Probabilmente con lo sfondo di un'idea suggestiva e di un'impresa affascinante da compiere, ha coltivato il bisogno reciproco di “venirsi incontro”. Quando sento da alcuni la stigmatizzazione dei giovani odierni, inadatti allo studio serio e alla coerenza e continuità dell'impegno; e dall'altra parte la critica ai docenti di non saper comunicare con questi ragazzi e di non rendere interessanti le lezioni, mi chiedo: quali sono i nuovi luoghi dell'incontro e della relazione comunicativa? Quanti passi sono richiesti a noi adulti e ai ragazzi per trovarsi da una qualche parte? Da questo punto di vista, penso che la tecnologia, sulla quale molti scommettono, sia una soluzione semplicistica».

La città reale ha accettato in massa l’invito della città virtuale. Dalla quale è uscita con commenti pieni di entusiasmo. La preoccupa l’edizione 2019 alla quale a questo punto nessuno è disposto a rinunciare?

«Anche stavolta ha indovinato. Sono piacevolmente preoccupato. Ma sono in buona compagnia: il Liceo Moro con la Dirigente in testa ha preso sul serio l'impegno iniziando già a progettare… venerdì scorso».

Qual è stato lo sforzo “dietro le quinte” di un evento orchestrato alla perfezione?

«Tanto lavoro e di tutti: dalla Dirigente alla Dsga (diretttice dei servizi generali e amministrativi ndr), ai bidelli, alla meravigliosa segreteria del Liceo Moro e alla perfetta macchina organizzativa del nostro partner, l'Istituto Motti, orchestrato dall'impegno creativo della professoressa Elena Vaccari. Per quanto mi riguarda, dopo la fase di ideazione, la preoccupazione è stata quella della regìa e del coordinamento di 350 ragazzi: dagli incontri di novembre con una trentina di loro, animati dalla classe 5B, fulcro del progetto, fino agli incontri settimanali degli ultimi tre mesi, nei quali con le tecniche del pensiero laterale e del problem solving cercavamo di scatenare la creatività».

Ogni sera non ha risparmiato i ringraziamenti ai “collaboratori”. Ne citiamo alcuni?

«Sarebbero troppi e di molti ho già detto. Debbo però ricordare il grande aiuto offerto dal professor Caroleo, fotografo e consulente tecnico-artistico impareggiabile; l'aiuto regista per i pezzi teatrali, Pietro Ferretti, un ex del Moro (a volte tornano…) e l’appoggio del Consiglio d’istituto. E infine, chi non ha ricevuto la gratificazione del pubblico ma ha svolto un enorme lavoro di organizzazione: Veronica Spagni, Emma Barbieri e Ludovica Cuomo».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google