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Reggio Emilia: la sclerosi multipla non ha fermato Elisa, campionessa di rally

di Roberto Fontanili
Reggio Emilia: la sclerosi multipla non ha fermato Elisa, campionessa di rally

La donna, 30 anni, ha scoperto nel 2015 la sua malattia: «Ho deciso di farmi guidare dal mio istinto verso la vita» 

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REGGIO EMILIA. Determinata, fiera, orgogliosa, testarda. O come sta scritto sul casco che indossa prima di salire sulla Bmw 323 con cui gareggia nei rally “Spirito indomabile”. Ma soprattutto è consapevole che non basta vincere una sfida, ma che è la sfida nella quotidianità a essere la vittoria più grande.

Elisa Marchi, trentenne di Vetto d’Enza come navigatore, a fianco del suo compagno di gara e di vita Gianluca Immovilli ed ex campione di autocross, ha deciso qualche anno fa di indossare casco e tuta e avvicinarsi al mondo dei motori.

Ai primi di maggio hanno partecipato e vinto, sulle strade che conoscono a menadito, il 39°Rally dell’Appennino Reggiano nella loro categoria. Un sogno inseguito a lungo e che la diagnosi di sclerosi multipla arrivata per Elisa all’improvviso nel 2015, non ha infranto ma rafforzato. «Ho raggiunto il mio obiettivo – racconta con orgoglio – non solo arrivando al traguardo della gara di casa, che è tra le più belle in Italia, ma anche andando a podio guadagnando un terzo posto assoluto, 2° posto in raggruppamento e 1°posto di classe.

Corro per passione e non a livello agonistico, quindi non ci sarebbero stati problemi per noi a ritirarci qualora le mie condizioni non ci avessero permesso di correre in totale sicurezza, sia per noi sia per gli altri». Noi e gli altri è un argomento ricorrente nelle parole di Elisa che è consapevole di dover fare i conti con una malattia cronica e imprevedibile che colpisce il sistema nervoso centrale, di cui non si conosce la causa e di cui non è ancora stata individuata una cura risolutiva.

Allora ripartiamo dalla sclerosi multipla.

«Sto bene grazie a Dio - spiega Elisa - e con la neurologa che mi segue abbiamo deciso di cambiare la terapia. Ho potuto cominciarla il sabato in cui è iniziato il Rally dell'Appennino e nella stessa giornata ho avuto il colloquio preliminare del medico di gara, una persona squisita che mi ha rassicurato sulla sua presenza in ogni momento della gara».

Come si fa a tenere insieme sport e sclerosi multipla?

«Coniugare sclerosi multipla e sport credo che sia una scelta vincente, soprattutto se lo sport è anche una nostra passione. Lo sport richiede sempre molto impegno sia fisico sia mentale, nella preparazione, durante la gara e dopo. Per noi è più difficile perché lo sforzo è maggiore. Ma ogni atleta ha i propri limiti perciò noi dobbiamo mettercela tutta e portarci avanti togliendo i limiti mentali. Spesso siamo noi ad auto-sabotarci pensando a priori che non riusciremo a fare qualcosa. La nostra forza deve essere quella di eliminare qualsiasi barriera mentale che ci auto-piazziamo davanti al naso in modo da essere più performanti di altri».

In questi anni è cambiato il suo rapporto con la sclerosi multipla?

«Il mio atteggiamento nei confronti della malattia non è cambiato, sono consapevole dei rischi ma non mi fermerò fino a quando ci saranno la mia famiglia, i miei amici e una cura a supportarmi. Recentemente un'infermiera mi ha detto che la terapia va vissuta serenamente: “È come un ombrello durante un acquazzone. Potete scegliere di aprirlo o di tenerlo chiuso. La decisione sta a voi ma sappiate che se lo tenete chiuso i rischi sono maggiori”. Io ho deciso di aprire quell'ombrello e di farmi guidare dal mio istinto, che è molto forte, verso la vita».

È difficile far capire agli altri cos’è la sclerosi multipla?

«Purtroppo i nostri sintomi non sono conosciuti come possono essere quelli dell'influenza. Siamo noi che dobbiamo fare comprendere agli altri cosa sta succedendo al nostro corpo e cosa stiamo provando. Non limitiamoci a dire “ho la sclerosi multipla” ma spieghiamo perché è una giornata no e suggerire cosa possono fare gli altri per aiutarci. In questo modo si sentiranno più partecipi e meno spettatori impotenti della malattia e della nostra vita. Non dobbiamo isolarci, la nostra vita è comunque parte di quella dei nostri cari e possiamo contribuire come sempre alla felicità di ciascuno».

Ed è quello che Elisa fa nel quotidiano, vivendo una vita piena con il suo compagno di vita e di equipaggio Gianluca Immovilli con un passato da pilota di autocross e un presente da cuoco e ristoratore. Assieme hanno appena riaperto il ristorante il Mulino che si incrocia percorrendo i tornanti della Statale 63. Sarà un caso ma le strette curve che attraversano il nostro Appennino nel destino di Elisa si rincorrono. Ma poi cosa vuoi che sia per una campionessa di rally andare in auto da Vetto dove la mamma gestisce un bar e arrivare fin quasi a Bettola e aiutare Gianluca nell’accogliere i clienti e nel frattempo continuare la sua attività di consulente aziendale?
 

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