«Distinguiamo bullismo baby gang e criminalità»
Antonio Murzio ne parla in un libro uscito in questi giorni per Imprimatur «Anche a Reggio c’è il rischio che accada ciò che già avviene nelle grandi città»
REGGIO EMILIA. Il proliferare di aggressioni e rapine compiute negli ultimi tempi da giovani spesso minorenni ai danni di loro coetanei allarma i reggiani. Ci aiuta a capire il fenomeno e a contrastarlo il libro “Educati alla violenza, storie di bullismo e baby gang”, pubblicato dalla casa editrice reggiana Imprimatur, che è disponibile da martedì scorso sia nelle librerie in versione cartacea al prezzo di 15 euro, sia in formato elettronico e-book.
L’autore è il giornalista Antonio Murzio, che ha trascorso a Reggio quasi tre anni, dal 2012 al 2014, scrivendo per un quotidiano locale e per il settimanale Giallo di Cairo editore, e attualmente vive a Lodi e lavora nella redazione milanese di Ora Magazine.
Il libro trae spunto anche dalla cronaca di Reggio?
«Non direttamente, ma ho seguito on line le ultime notizie, che mi sembrano preoccupanti. Temo che vi si possa verificare ciò che è già avvenuto nelle maggiori città italiane, la formazione di vere e proprie baby gang».
Recentemente si è parlato molto delle bande giovanili che imperversano a Napoli. Allude ad esse?
«Mi riferisco piuttosto a ciò che ho descritto nel libro sulla base di una letteratura scientifica. Le vere gang sono quelle latino americane. Negli anni Novanta ci fu a Genova un'immigrazione di donne di quei paesi, che poi fecero venire i figli. Alcuni di questi hanno dato vita alle bande esportate anche a Milano, dove hanno compiuto, fra l'altro, due aggressioni a capotreni, uno ferito con il machete».
A Reggio, però, non c'è un'immigrazione sudamericana.
«No, ma ci sono molti altri giovani stranieri. La commissione parlamentare antimafia ha certificato che una delle organizzazioni criminali più pericolose è la mafia nigeriana. Anche i ragazzi che chiedono l'elemosina sono soggetti al racket, a Milano come nelle altre città».
Spesso si confonde il bullismo con l'autentica delinquenza. I due fenomeni sono diversi o assimilabili?
«Io ne tratto distintamente in parti diverse del libro. La prima è dedicata al bullismo, la seconda alle baby gang e la terza alla criminalità minorile. Il bullismo è quel comportamento di prevaricazione e persecuzione che in inglese viene chiamato bullying o stalking. Lo psicologo norvegese Dan Olweus ha fornito le indicazioni utili per riconoscerlo. Nel libro l'ho descritto tramite sei storie e testimonianze, cambiando i nomi che non ero autorizzato a riferire. La prima è quella di un ragazzo di 18 anni suicidatosi nel 2001 in Veneto».
Qual è la vicenda più tormentata?
«È quella di una ragazzina di 13 anni perseguitata da compagne di classe fin dalla prima media. Quando si recò dalla psicologa della scuola per denunciare le vessazioni, le bulle la seguirono e lei, intimorita, accusò invece il padre di averla maltrattata. Ne seguì un processo e il genitore dovette prelevare il Tfr per difendersi».
Chi l'ha aiutata a interpretare queste storie?
«La psicologa e psicoterapeuta Maura Manca, libera professionista, docente universitaria, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, direttore di AdoleScienza Magazine online, blogger, consulente del programma di Rai2 “Mai più bullismo” e ospite di altre trasmissioni televisive».
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