Dito puntato contro i Bianchini
Avvocatura di Stato e Regione contro la famiglia modenese
REGGIO EMILIA. «Hanno inquinato l’ambiente per guadagnare due lire e usato amianto in un numero indeterminato di cantieri». È quanto ha sottolineato l’avvocatura di Stato a proposito dell’imprenditore modenese, considerato “volto pulito” e cavallo di Troia della ’ndrangheta per entrare nella ricostruzione post terremoto 2012. Il nome di Bianchini – il pm Marco Mescolini ha chiesto 15 e 6 mesi per Augusto e la moglie, 12 anni per il figlio Alessandro, 6 anni per il figlio Nicola e 5 anni e 6 mesi per la figlia Alessandra – è tornato in modo ricorrente, nella seduta di ieri di Aemilia.
«Il meccanismo delle white list ha funzionato, perché quantomeno l’obbligo dell’iscrizione della ditta e la dichiarazione dei lavori ha consentito di mappare le società sospette. Solo la ditta Bianchini ha potuto operare perché le sue condizioni non hanno permesso di riconoscerla», ha proseguito l’avvocatura di Stato.
«Gli uomini della cosca si presentano agli imprenditori con lo stesso linguaggio patrimoniale – ha sottolineato l’avvocato della Regione – Una menzione speciale merita Bianchini, non solo per lo smaltimento dei rifiuti. A lui viene contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. Le condotte di Bianchini sono efficienti, tutt’altro che occasionali (i primi contatti con Giglio risalgono al 2011) e accrescono la cosca. Il contratto che Bianchini stipula con Bolognino, con quest’ultimo che rivendica la capacità gestionale tipica dell’imprenditore, è chiaro. Si veda la vicenda delle buste paga sulle quali fa la “cresta” di Bolognino: gli imprenditori minimizzano, ma su quelle buste paga c’è il sangue degli operai». (am.p.)
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