«Mia moglie ha forti dolori a casa non riesco a gestirla»
Castelnovo Monti, l’appello del marito di una paziente ricoverata al Sant’Anna «Ha ernie diffuse. Ora c’è la possibilità di un intervento, ma vogliono dimetterla»
VENTASSO. Un aiuto per una donna malata, che non può tornare a casa mentre l’attende l’intervento che potrebbe cambiarle la vita. Lo chiede L.S. di Talada, marito di una 45enne da tempo alle prese con un brutto problema alla schiena: alcune ernie molto difficili da operare, che la tengono praticamente immobilizzata e le procurano fortissimi dolori, gestibili solo con farmaci piuttosto pesanti.
La donna è ricoverata nel reparto di Medicina dell’ospedale Sant’Anna, da cui dovrebbe essere dimessa a breve. E qui iniziano i timori del marito, già provato dalla durissima vicenda sanitaria.
«Dopo un peggioramento, è stato necessario ricoverare mia moglie. È in ospedale da settimane, ma purtroppo non ci sono miglioramenti. Quando i dolori sono troppo intensi, l’unica soluzione è la morfina. Neanche i medici specializzati nella cura del dolore hanno potuto fare molto», racconta.
«E ora il periodo di degenza sembra finito: i medici vorrebbero dimetterla, anche perché non potrebbero più fare molto altro. Ma per noi è un problema».
Perché? «Il nostro appartamento va raggiunto facendo due grandi rampe di scale, impossibili da affrontare per lei, e comunque sarebbero necessarie cure costanti. Rimanere in una struttura sanitaria sarebbe decisamente meglio», spiega il coniuge. Si tratterebbe, nelle speranze della coppia, di un periodo transitorio, in attesa di trovare forse una soluzione. «Tanti medici ci hanno detto che mia moglie non è operabile. Ora abbiamo trovato uno specialista che, invece, sarebbe disponibile a valutare un intervento. Opera in Romagna, fra Lugo e Faenza. Speriamo che ci dia buone notizie. A breve dovremo fare la prima visita», spiega il marito.
«Mentre aspettiamo la visita e, speriamo, anche l’intervento, per mia moglie sarebbe decisamente meglio rimanere in una struttura sanitaria, magari in uno di quei reparti attrezzati per le lungodegenze. Lì potrebbe recuperare un poco e noi potremmo valutare anche cosa fare con più tranquillità, mentre se torniamo a casa la situazione tornerebbe a farsi ancora più difficile di quanto non sia già oggi. E anche il percorso per l’intervento sarebbe più semplice: da una struttura all’altra, si potrebbe avviare la procedura per un trasporto attrezzato che velocizzerebbe parecchio i tempi della possibile operazione», è l’appello. «Tornare a casa adesso proprio non ci sembra il massimo, speriamo che ci sia la possibilità di trovare una soluzione più adatta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
