Colpo al clan, a Rio uno degli arrestati
Si tratta di Alessandro Sposito: era già ai domiciliari. In carcere altre 28 persone che si ritiene siano legate ai Mariglianesi
RIO SALICETO . Si chiama Alessandro Sposito e ha 25 anni il giovane raggiunto all’alba di ieri dai carabinieri per dare esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nell’ambito delle indagini su un clan camorristico dedito allo spaccio, alle estorsioni e con al proprio attivo anche due episodi di tentato omicidio.
L’arresto è avvenuto nell’ambito di una maxi operazione, condotta dalla Dda di Napoli ed eseguita dai carabinieri di Castello di Cisterna (Napoli), che ha portato alla cattura di 29 persone ritenute legate al clan camorristico dei “Mariglianesi”, legato a quello napoletano dei “Mazzarella”,
Il teatro dei gravi episodi di estorsione, tentati omicidi e spaccio di droga, che avveniva in maniera capillare e grazie alla manovalanza di “capi piazza” tra le case popolari, erano il Comune napoletano di Marigliano e i comuni limitrofi.
Sposito ieri è stato raggiunto nella sua abitazione a Rio Saliceto, dove per altro era già agli arresti domiciliari, dai militari dell’Arma partenopei con i colleghi del comando provinciale di Reggio Emilia e quelli della compagnia di Guastalla.
Gli arresti sono avvenuti, oltre che nel Reggiano, anche a Napoli e provincia, Verona, Castel Volturno, Terni, Ferrara e Bari.
Anche il 25enne di Rio Saliceto è ritenuto, unitamente alle altre 28 persone colpite dal medesimo provvedimento restrittivo cautelare, essere affiliato al clan dei “Mariglianesi”, attivo tra Marigliano e i comuni confinanti, e “costola” del clan napoletano dei “Mazzarella”.
L’indagine ha scoperto un’associazione di tipo mafioso che aveva organizzato lo spaccio di ogni tipo di droga nei complessi di edilizia popolare di Marigliano e San Vitaliano nel Napoletano. Le piazze di spaccio erano attive 24 ore su 24 e il clan aveva arruolato spacciatori e vedette in gran parte tra i residenti delle palazzine dove aveva inserito famiglie di fiducia, addirittura “sfrattando” gli originari assegnatari degli alloggi. Sono stati scoperti due tentati omicidi a colpi di pistola e mazze da baseball e una gambizzazione nei confronti di tre “capi piazza” restii a pagare la “quota” al clan.
L’organizzazione rimpinguava le casse anche imponendo il “pizzo” a supermercati, imprese funebri, edili, ambulanti, negozi di ortofrutta, pizzerie.
Un imprenditore per questo fu sequestrato, sequestro organizzato anche con la complicità della mamma del reggente del clan. Le donne, in proposito, partecipavano a pieno titolo alle scelte strategiche dell’organizzazione.
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