La Cgil su Aemilia: «La sentenza ripaghi i diritti di chi lavora»
REGGIO EMILIA . Su Aemilia, la Cgil dell’Emilia-Romagna, di Modena e di Reggio Emilia auspica «una sentenza che ricomponga il quadro dei diritti costituzionali di chi lavora». Lo hanno affermato...
REGGIO EMILIA . Su Aemilia, la Cgil dell’Emilia-Romagna, di Modena e di Reggio Emilia auspica «una sentenza che ricomponga il quadro dei diritti costituzionali di chi lavora». Lo hanno affermato giovedì nell’aula speciale, durante l’arringa, gli avvocati Libero Mancuso e Andrea Ronchi a nome delle organizzazioni sindacali, che hanno ribadito le ragioni per le quali si costituite parti civili in tutti i filoni i scaturiti dall’indagine, ritenendo necessario che la sentenza ricomponga il quadro dei diritti costituzionali di chi lavora, sfigurati dall’azione della cosca criminale.
«Come è emerso dalle prove acquisite nel dibattimento – affermano i legali – l’intera società emiliana e, quindi, anche il mondo del lavoro, si sono trovati di fronte a una condotta ’ndranghetista intimamente connessa con le attività economiche del territorio emiliano; in grado di egemonizzare interi settori del mercato; in grado anche di penetrare nel tessuto sociale ed istituzionale. È stato certamente impedito l’esplicitarsi dell’azione sindacale, che ha necessariamente bisogno della partecipazione libera dei lavoratori».
I numerosi episodi emersi nell’indagine dimostrano «quanto sia stata pervasiva e devastante l’azione messa in campo dalla ‘ndrina criminale e come questa abbia colpito il lavoro: casi di caporalato (ricostruiti anche attraverso i pentiti), di svilimento attraverso violenze e intimidazioni dei lavoratori; operai giunti a testimoniare in aula, manifestando paura e terrore per le conseguenze su di loro; le emblematiche vicende che hanno riguardato la Bianchini Costruzioni». I diritti sono «tutti negati laddove agiscono le mafie, come nel caso della cosca emiliana». Oltre alla Cgil, anche la Cisl e Uil dell’Emilia Romagna hanno depositato ciascuno una richiesta di risarcimento per danno non patrimoniale, vale a dire «d’immagine, morale e democratico» di 300mila euro a testa. La stessa somma e per la stessa tipologia di risarcimento, è stata chiesta anche dalle due camere del lavoro reggiana e modenese. Queste ultime inoltre, hanno chiesto come danno patrimoniale nell’abbreviato rispettivamente 472mila e 585mila euro. Salgono a circa 2,6 milioni le richieste di risarcimento presentate da tutte le organizzazioni sindacali parte civile nel processo: 2 milioni di danni (sia patrimoniali che non) per le tre articolazioni della Cgil, a cui si aggiungono i 600mila euro di danno non patrimoniale (300mila a testa) chiesto della Cisl e della Uil regionale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
