La piena dell’Enza? Non era prevista dai piani
Brescello: pubblicata la delibera-verità sulla gestione dell’emergenza La procedura di protezione civile prevedeva solo i rischi legati al Po
BRESCELLO. «Si prende atto che il vigente Piano comunale di protezione civile non contempla come possibile scenario di rischio idraulico per il territorio comunale quello derivante dall’esondazione del torrente Enza e che, pertanto, non sono previste idonee e specifiche procedure e azioni per le diverse fasi di pre-allerta, allerta e di emergenza rispetto ad eventi esondativi, che siano previamente condivise con la popolazione». È il passaggio chiave della delibera numero 37 del 30 dicembre 2017, pubblicata da pochi giorni sull’albo pretorio del Comune di Brescello dalla commissione straordinaria.
La delibera, che sanciva l’approvazione del piano speditivo di emergenza elaborato a seguito della disastrosa piena dell’Enza che ha devastato Lentigione il 12 dicembre dell’anno scorso, mette nero su bianco un aspetto che sinora non era emerso: il piano comunale di protezione civile di Brescello non prevedeva lo straripamento dell’Enza (ma soltanto quello del Po) dunque non esisteva una procedura legata alla gestione dell’emergenza. Dai numerosi allegati alla delibera, emerge inoltre che l’Autorità di Bacino aveva inviato il 12 agosto 2014 – quando la giunta di Marcello Coffrini si era insediata da pochi mesi – al Comune di Brescello, un documento a firma del direttore generale Francesco Puma nella quale l’ente veniva informato della pubblicazione delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni e dello schema di progetto di piano di gestione del rischio.
Nel documento si legge che «per i Comuni si tratta di procedere a una ricognizione degli strumenti urbanistici di rispettiva competenza in relazione ai contenuti delle mappe pubblicate». Dunque, con quel documento, l’Autorità di Bacino invitava il Comune ad adeguare il proprio piano d’emergenza, che era stato approvato dal consiglio comunale il 28 gennaio del 2013 quando il sindaco era ancora Giuseppe Vezzani. Il piano era stato redatto da un consulente esterno e all’allegato numero 3 parlava di “Piano di emergenza provinciale-Ambito fiume Po”, una serie di procedure e accorgimenti adottati in ambito provinciale in caso di emergenza, all’interno del quale l’unica frazione brescellese a essere citata è quella di Ghiarole – a rischio inondazione in quanto sorge in piena zona golenale – mentre di Lentigione non vi è alcun accenno.
Tra i vari allegati, vi è anche la relazione del commissario Giacomo Di Matteo, la cui condotta – così come quella dei colleghi – è stata al centro di numerose polemiche da parte dei residenti, nel corso delle numerose assemblee pubbliche che si sono svolte. Tra i passaggi più importanti, quelli nei quali il commissario spiega che dal tavolo tecnico che si era svolto nella notte non erano emersi pericoli esondativi e che anche i sopralluoghi dei volontari in serata non avevano segnalato criticità. A distanza di oltre cinque mesi, ecco dunque la versione ufficiale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
