Gazzetta di Reggio

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Aemilia, dopo la requisitoria il Pd parla

di Evaristo Sparvieri
Aemilia, dopo la requisitoria il Pd parla

Da via Gandhi rompono il silenzio sul caso Sergio e cavalcano le parole del pm Mescolini: «Interdetti dalla manina»

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REGGIO EMILIA. «Su questo le parole del procuratore Marco Mescolini fanno definitivamente chiarezza su una vicenda inquietante entrata nel dibattito recente di questa città». Il Pd reggiano torna a parlare, rompendo un silenzio durato settimane dopo il disastro elettorale del 4 marzo scorso. E lo fa commentando la requisitoria del pm della Dda, Marco Mescolini, durante il processo Aemilia, soprattutto in relazione al passaggio in cui il procuratore – il cui nome da mesi è in lizza per diventare numero uno della Procura di Reggio – bacchetta parte della stampa cittadina – ad esclusione della Gazzetta, di Telereggio e del Tg3 – sui rapporti fra informazione ed esponenti cutresi, poi diventati imputati nel processo: nella requisitoria, il pm si sofferma sulle strategie mediatiche della cosca, non tralasciando un passaggio sulle indiscrezioni giornalistiche uscite in passato su Maria Sergio, moglie del sindaco, Luca Vecchi, ed ex dirigente del Comune, attualmente in servizio a Modena.

Le parole del pm. «Informazioni francamente non devastanti». Così Mescolini definisce in un suo passaggio un’informativa proveniente «da fonte qualificata, cioè dai servizi di sicurezza», allegata in risposta a un atto di citazione indirizzato alla stessa Sergio: un documento riservato, incluso nei 197 faldoni di Aemilia in una nota redatta dal reparto operativo dei carabinieri di Reggio. Nella ricostruzione del procuratore della Dda, in quell’atto «non vi era nulla di penalmente connesso al nostro procedimento». Ma veniva citato un altro procedimento penale pendente presso la Procura di Reggio. Di qui la scelta di omissare l’atto, tuttavia reinviato una seconda volta dall’allora Procuratore di Reggio all’allora Procuratore di Bologna. Quest’ultimo decise di non omissarlo. La nota è stata poi pubblicata sulla stampa, secondo Mescolini dopo esser stata pescata da «una manina» in mezzo ai 197 faldoni.

Il commento di via Gandhi. Parole ora cavalcate dal Pd reggiano, attraverso un comunicato diramato ieri, interpretate come una ricostruzione definitiva sul caso Sergio, tirata in ballo in più di una circostanza durante il processo Aemilia da imputati e pentiti, insieme allo stesso Vecchi (anche in relazione alla lettera inviata dal carcere al primo cittadino da Pasquale Brescia): il sindaco e la moglie, nel luglio scorso, sono stati entrambi ascoltati in aula come testimoni chiamati dalla difesa di Francesco Scida (accusato di essere un prestanome dell’imprenditore – poi pentitosi – Pino Giglio). I nomi di Sergio e Vecchi tuttavia non sono mai citati direttamente nel documento diffuso ieri dal Pd reggiano.

La “manina”. «Rimaniamo inquieti e interdetti quando ascoltiamo il fatto che documenti e notizie “non rilevanti” con questo processo siano stati “maneggiate da una manina fra centinaia di faldoni” e siano diventati parte di una strategia politica e di comunicazione che ha tentato di sortire i propri frutti – scrivono dalla segreteria provinciale Pd – Frutti che, nelle parole dei Procuratori, nulla avevano a che vedere con l’accertamento della realtà processuale. Se la battaglia alla mafia è una cosa seria tale deve essere da parte tutti: un racconto traviato finisce per fare il gioco non certo della legalità e della giustizia, ma semmai di chi incarna il suo esatto contrario». E ancora: «Le considerazioni dei due procuratori Beatrice Ronchi e Marco Mescolini e le richieste conseguenti di condanna sono la dimostrazione della serietà del lavoro svolto e della gravità dei fatti che il percorso processuale ha portato a far emergere».

Il ruolo degli amministratori. Per il Pd, finito spesso nella bufera mediatica sul tema del radicamento mafioso nell’ambito di una feroce dialettica politica con il M5s che – oltre al caso Sergio e della casa di Masone – ha raggiunto l’apice con il commissariamento di Brescello, «si è trattato di un processo che si è sviluppato in modo lineare e ordinato»: «Il Pd provinciale esprime grande soddisfazione e rivendica a voce alta il fatto che grazie anche al contributo di Comune di Reggio e Regione il dibattimento si sia potuto realizzare qua. Nessuno ha girato la testa dall’altra parte, nessuno ha potuto far finta di non vedere, grazie ad investimenti e impegni concreti messi in campo dagli amministratori locali e regionali».

Verso il voto del 2019. Dichiarazioni attraverso le quali dal Pd intendono ribadire l’impegno dei sindaci nel contrasto alle mafie, all’interno di un percorso che dal recente passato sembra spostare il mirino già ai prossimi appuntamenti elettorali. Soprattutto quelli del 2019, quando anche Reggio, al pari di un’altra trentina di Comuni della provincia, sarà chiamata al voto, con Vecchi che, in caso di ricandidatura, di qui a qualche mese darà il via alla campagna elettorale: «La segreteria del Pd provinciale ha inteso bene quanto affermato ancora dai due procuratori, i quali hanno osservato con grande chiarezza il comportamento avuto dal Comune di Reggio, dall’amministrazione provinciale e delle altre amministrazioni del territorio nel corso degli anni, quando ripetutamente con propri atti, fatti e azioni ha dimostrato concreta volontà di contrasto all’infiltrazione mafiosa, dal no pronunciato all’acquisto dell’invenduto delle case Aier, ai protocolli siglati nel corso del tempo con la Prefettura, sino a tutte le altre azioni di contrasto e prevenzione sviluppati autonomamente in questa direzione». Verso la sentenza. La sentenza di Aemilia sarà pronunciata entro l’estate: «La segreteria provinciale del Pd – concludono da via Gandhi – esprime massimo rispetto del lavoro del presidente Francesco Caruso e della Corte da lui presieduta e dei passi che produrranno da qua in avanti».



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