Governo, veto sul ministro: Conte rinuncia. Mattarella chiama Cottarelli. Furia di Lega e 5 stelle
Lega e M5s non fanno marcia indietro su Savona e il presidente della Repubblica pone il veto. A quasi tre mesi dopo il voto del 4 marzo, l’Italia resta senza governo. Sbottano Di Maio e Salvini. Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera, difende il Quirinale: «Grazie al presidente Mattarella per la limpida fedeltà alla Costituzione e al popolo italiano».
ROMA Il presidente Sergio Mattarella chiude la porta a Paolo Savona, ministro dell'Economia prescelto da Lega e 5 stelle, indigesto a Mattarella preoccupato per le possibili politiche contro l'Europa. Il governo giallo-verde sfuma mentre infuriano le polemiche.
Nessun veto di Sergio Mattarella verso un governo Lega-M5s, nè verso un singolo ministro semmai un veto di Matteo Salvini e Luigi Di Maio verso qualunque ipotesi alternativa proposta dal capo dello Stato che potesse sbloccare la crisi e far partire col Governo politico che il presidente ha sempre voluto agevolare.
#Quirinale: dichiarazioni alla stampa del Presidente della Repubblica Sergio #Mattarella al termine delle #consultazioni pic.twitter.com/0pPcPZewwT
— Quirinale (@Quirinale) 27 maggio 2018
Il Quirinale capovolge la narrazione di questi giorni e delle prossime ore da parte di Lega e Movimento 5 Stelle. E fa luce sugli avvenimenti di queste ultime ore concitate prima del fallimento del tentativo di Giuseppe Conte.
Nel pomeriggio di domenica Mattarella ha convocato separatamente i segretari dei due partiti e dopo averli assicurati ha ricordato che non esiste nella Costituzione l’istituto del peso e che quindi il suo intendimento non era quello di porre in alcun modo ha ripercorso le tappe di questi 80 giorni sottolineando di aver fatto di tutto per favorire la nascita di un governo politico.
Il presidente ha anche fatto presente che i ministri chiave avrebbe voluto dire il suo parere come prevede la Costituzione ma che non avrebbe messo alcun veto sui sulla presenza dei due leader Salvini e Di Maio come ministri del futuro esecutivo.
Nel doppio colloquio Mattarella spiegano al Colle si sarebbe trovato davanti a un muro eretto di fronte alle soluzioni alternative alle proposte portate da M5S e Lega. In particolare tra le proposte avanzate da Mattarella per sbloccare la crisi ci sarebbe stata l’offerta di nominare come ministro dell’economia invece di Paolo Savona il vice segretario della Lega Giancarlo Giorgetti, un esponente politico di del Carroccio con posizioni critiche verso le politiche di austerità dell’Europa.
Mai più servi di nessuno, l’Italia non è una colonia, non siamo schiavi di tedeschi o francesi, dello spread o della finanza.
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 27 maggio 2018
A questo punto, con l’onestà, la coerenza e il coraggio di sempre, la parola deve tornare a voi!#Primagliitaliani! Io non mollo. pic.twitter.com/d2EAICrhKb
Al Quirinale giudicano quindi inspiegabile il motivo per cui si sia preferito rompere l’accordo di governo pur di non accogliere la preoccupazione del Quirinale, accettando un nome altrettanto forte quanto quello di Savona che avrebbe portato il suo peso politico nella compagine di governo. la lettura data dal collo e dunque è quella di un inspiegabile veto di Movimento 5 Stelle e lega verso qualunque soluzione di mediazione, espresso in un modo che viene definito assolutamente rigido, seppure all’interno di un colloquio descritto come cordiale.
Grazie al presidente #Mattarella per la limpida fedeltà alla Costituzione e al popolo italiano.
— Graziano Delrio (@graziano_delrio) 27 maggio 2018
Salvini ha dimostrato di non volersi assumere la responsabilità di governare.#governo.
Mattarella, riferisce chi gli ha parlato in questi giorni e in queste ore, ha valutato ovviamente anche la possibilità di subire attacchi personali ma ha meditato profondamente sui passi da compiere ed ha assunto le sue decisioni in modo consapevole ma assolutamente sereno. Per questo all’ipotesi della presentazione di un procedimento di impeachment verso il capo dello Stato, dal Quirinale arriva solo un No comment.
Salvini non voleva governare: ha fatto promesse irrealizzabili, ha paura delle sue bugie, altro che Flat Tax e Fornero. E quindi ha usato l'alibi di un ministro per far saltare tutto: vecchio stile leghista. Ma minacciare #Mattarella è indegno. Sulle Istituzioni non si scherza
— Matteo Renzi (@matteorenzi) 27 maggio 2018
Lunedì mattina, entro le 13, Mattarella ha convocato l’economista soprannominato mister Spending Review, per conferirgli l’incarico di tentare di dar vita a un governo che porti il paese al voto. Sentirò il parere delle Camere, ha detto Mattarella che quindi affronterà il volere del Parlamento, chiedendo attraverso Cottarelli a deputati e senatori se vogliono portare il Paese al voto senza aver fatto partire un governo, con i mercati in fibrillazione e il rischio di aumento dell’Iva. Un nome, quello di Cottarelli, più volte speso dai nemici della casta, a cui forse non tutti vorranno dire di no.
La #Costituzione non si difende solo a parole. Si rispetta nei fatti e nei comportamenti. #graziePresidente #Mattarella per non essersi piegato alla prepotenza politica. Se vogliono governare lo possono fare ma il paese e le istituzioni non gli appartengono, sono di tutti.
— Luca Vecchi (@lucavecchi72) 27 maggio 2018
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