«Il cyberbullismo si batte prevenendo sui banchi»
Reggio Emilia, rischi digitali: bilancio, in tribunale, di un anno di incontri fra avvocati e studenti. Il legale Sabatini: «Analizzati vittima e bullo». Caselli (Liceo Corso): «Atti precoci»
REGGIO EMILIA. Un pool di otto avvocati reggiani aderenti alla Camera Civile e due istituti superiori (Liceo Moro di Reggio Emilia e Liceo Corso di Correggio) in dialogo da un anno per affrontare un problema sentitissimo fra i giovani: il cyberbullismo.
Ieri mattina, nell’aula di Assise, è stato fatto il punto della situazione alla presenza di chi si è impegnato su questo fronte caldissimo per i nativi digitali. Un centinaio gli studenti presenti, molto attenti a questo tirare le somme dalle diverse sfaccettature: le basi normative (localizzate nella Costituzione e nella legge ad hoc del giugno 2017), l’esposizione dei rischi che si annidano nelle chat e nei social network (fra i ragazzi Facebook è ormai superato da Instagram) e più in generale in un web sempre più sterminato, infine la prevenzione che nei banchi di scuola trova il luogo più idoneo ma è rivolta anche ai genitori degli studenti, perché spesso e volentieri in ritardo nel cogliere le situazioni di disagio dei figli “aggrediti” nella realtà virtuale.
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«Abbiamo analizzato in classe il cyberbullismo – entra nel merito l’avvocato Andrea Sabatini – mettendoci, come fa il legislatore, nell’ottica non solo della vittima, ma anche del prevaricatore che diffama, ingiuria. Le insidie si nascondono nella velocità con cui vengono prese le decisioni davanti al pc o al telefonino. Invio un messaggio, ma bisogna chiedersi: chi lo leggerà?; come verrà usato?; quanto resterà nel web? E il bullo mette a repentaglio gli interessi patrimoniali dei genitori, che si concretizzano nel risarcimento dei danni».
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L’avvocato Matteo Gaccioli parla di «iniziativa che è un granello di sabbia all’interno di un fenomemo sempre più vasto, ma abbiamo scoperto che c’è tanto bisogno di incontri di questo tipo con gli studenti». E sul punto Luciano Caselli – dirigente del “Corso” – va anche ben oltre: «Dirigo a Correggio un istituto comprensivo e ritengo che vi sia in atto un’inquietante precocizzazione degli episodi di bullismo. Tempo fa ho affrontato il caso di una bimba di otto anni, i cui genitori non si erano accorti di nulla. Con il mouse s’incontrano delle persone, ma si possono anche commettere gravi reati. La cittadinanza digitale va gestita, è fatta di diritti e doveri».
Maria Cristina Grazioli, dirigente del Liceo Moro dà poi il “la” alla discussione incentivando gli interventi di ragazzi e professori, non prima di aver però specificato che «la rete di prevenzione va resa visibile, le famiglie non vanno lasciate sole anche perché gli adulti hanno meno competenze digitali rispetto ai figli che trovano nei sistemi virtuali il luogo di maggior apporto d’amicizie».
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