L’ex sindaco-sceriffo si è sposato nel feudo dell’Emilia leghista
Viano: il sì di Gentilini, 88 anni, uomo della “tolleranza zero” Bedeschi: «Sei il mio maestro». Critiche alla Lega di Salvini
VIANO. Chi l’avrebbe mai detto? Alla fine Giancarlo Gentilini, l’uomo duro della Lega Nord, profeta in patria nella sua Treviso, si è sposato lontano dal calore degli aficionados preferendo una cerimonia intima e per di più nel bel mezzo dell’Emilia rossa, «terra di bolscevichi», ha tuonato ieri prima di convolare a nozze. Nonostante gli 88 anni il piglio è sempre lo stesso. Ma qui, effettivamente, siamo nella culla della sinistra italiana.
Il Comune di Viano è una piccola riserva indiana, 3.200 abitanti, colorata di verde Lega, caso quasi unico in un territorio dove dal Dopoguerra regna il monocolore, quel rosso accesso capace di innescare in un attimo l’ex sindaco di Treviso. Ma ieri, al fresco della prima collina reggiana, lo “sceriffo” noto per la politica della tolleranza zero, ha riposto nella fondina le immaginarie pistole che è solito sfoderare, mostrando solo i grandi pollici all’insù, felice e a tratti incantato per le seconde nozze con le quali ha dichiarato amore eterno alla sua Maria Assunta. «È emozionata, siamo tornati due ragazzini» dice distogliendo lo sguardo da sé quando lei scende dall’auto, grosso bouquet alla mano su un abito rosa. Lui con l’abito scuro e una gardenia all’occhiello. Due baci sulla guancia, quello vero arriverà al fatidico sì pronunciato poco dopo, alle 12, davanti al sindaco di Viano, Giorgio Bedeschi, compagno di partito e di scampagnate sul Grappa e a Jesolo. Per Gentilini un “puro” del Carroccio, «quello vero».
Emozionato? «Ho affrontato tante battaglie - dice - questa è un’altra tappa. Siamo nella terra dei rossi, ma sono qui da un sindaco della Lega che ha sposato il Vangelo secondo Gentilini: Dio, patria, famiglia. Purtroppo si trova con una certa compagine attorno. È come a Treviso, che è stata inquinata dalla dittatura bolscevica, e quindi sono voluto venire qua dove c’è ancora la Lega 1994». Bedeschi, dicotomico, indossa la fascia tricolore e il fazzoletto verde della Lega secessionista, mentre Gentilini dà sfoggio della sua retorica. «A 88 anni mi sposo con la schiena dritta, mentre alla mia età girano ormai tutti storti» dice roboante agli amici. Quando uscirà dal municipio si farà “trafiggere”, spalle indietro, dal riso lanciato da una ventina di invitati: la Maria si copre il viso, lui fiero e piacevolmente colpito da quell’affetto. Il figlio Antonio gli fa da testimone. Assente l’altro figlio Stefano. Per Maria c’è il figlio Mauro. «L’amore non ha età ragazzi - intona - io poi sono un artigliere alpino, sono sempre sul pezzo. Sono felice anche per Maria perché finalmente diventa la moglie di Gentilini». Ridono tutti, l’autocelebrazione è il suo forte. La compagnia apprezza e lo incita: «Razza Piave!» gli urlano dalle retrovie dopo l’applauso finale. Poi le foto di rito. Inquadrato si carica e dirige: «Voglio facce sorridenti, voglio tutti qui». Le piazzate si susseguono e la Maria sorride, timida accanto a un istrione che parla tra acuti e canzonette. «Io ho portato avanti i tuoi valori, il tuo credo: per la gente, con la gente, tra la gente» si lascia andare Bedeschi, mentre Gentilini si trova per la prima volta dall’altra parte del tavolo. Poi la frecciata di Bedeschi: «Noi abbiamo fatto politica da militanti, con il cuore, mica i “militonti” che vengono avanti adesso». «Io sono un sindaco, ho la scorza dura, ma sotto sotto sono un romantico. Uno che ama le donne e specialmente Maria» è il suggello di Gentilini. Ma l’attualità politica incombe e non ce la fa: «Io aspetto al varco questo governo, volevo votare subito» dice lo sposo all’uscita. Dietro un caro amico alza la voce: «Attento Salvini che torna Gentilini». Lo “sceriffo” apprezza, se la ride, prende la sposa sottobraccio e chiama tutti a raccolta per il banchetto.
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