Il parco di via Cavallotti intitolato al dottor Chiesi
Reggio Emilia, a vent'anni dalla morte trova un riconoscimento la fama dell'amatissimo medico condotto
REGGIO EMILIA. La fama di Rino Chiesi, amatissimo medico condotto di Mancasale, ha trovato un doveroso riconoscimento a più di vent'anni dalla morte. Su proposta degli abitanti martedì la Giunta comunale ha deliberato di intitolargli il parco al centro della zona artigianale a sud dell’autostrada, finora conosciuto come parco Felice Cavallotti dal nome della via di Mancasale in cui è situato. La motivazione ne sancisce sinteticamente i meriti: “Medico della frazione di Mancasale, viene ricordato dai cittadini come un medico sempre disponibile e che svolgeva il proprio lavoro curando non solo l’ammalato in sè, ma tutta la famiglia. Fu il medico di tutti, poveri e ricchi, partigiani e non della zona di Mancasale, Massenzatico e San Prospero Strinati. Durante la seconda guerra mondiale svolse la professione come medico condotto, dapprima nel comune di Villa Minozzo, poi nel comune di Reggio”.
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La sua era una famiglia di proprietari terrieri di orientamento politico liberale, la più agiata e influente di Mancasale. Rino era nato il 5 giugno 1911 e aveva studiato a Parma, dove s’era laureato. Era il classico medico di famiglia, sempre disponibile giorno e notte, pronto a recarsi nelle case dei pazienti e ad eseguire le medicazioni e gli interventi chirurgici meno complicati, sostituendosi anche al dentista, in un'epoca in cui non si ricorreva abitualmente al pronto soccorso.
Nel dopoguerra era passato alla convenzione con le mutue e, infine, con il Servizio sanitario nazionale, ma aveva mantenuto lo stile e l’infaticabile premura del medico condotto. Da Mancasale si era trasferito in città, in via Nazario Sauro, dove rimase fino al pensionamento. Il suo ambulatorio, poi occupato da un altro medico, è chiuso da una decina d’anni. Rino Chiesi è morto nel 1997, il 19 febbraio, all’età di 85 anni.
La moglie Carmen Bertani, di 14 anni più giovane, lo ricorda con immutato affetto: «Era un sant’uomo, bravo e modesto. Quando non aveva le mutue era un libero professionista, ma non pretendeva di essere pagato da chi non aveva denaro. A me, che gli facevo da segretaria, diceva: lascia perdere, io di soldi ne ho più di lui».
I suoi vecchi pazienti ne attestano le qualità umane e professionali: «Aveva – ricorda Ugo Pellini – 4.500 pazienti sparsi tra Mancasale e Massenzatico, il triplo di quelli che attualmente possono essere a carico di un medico di medicina generale, ma riusciva ad assisterli puntualmente. A me, quand’ero bambino, estrasse una spina conficcata in gola. Aveva rapporti d’amicizia con tutti. Conosceva ciascuno e sapeva ogni cosa. Ogni tanto veniva a prendere mio padre, che faceva il casaro, per farsi accompagnare nelle visite a domicilio». L’unico figlio di Rino Chiesi, Francesco, è geometra, ma ha preferito dedicarsi, insieme ai suoi due figli Riccardo e Manuele, alla coltivazione di ciò che rimane della proprietà agraria della famiglia, in particolare di un vigneto vicino alla stazione Madiopadana.
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