I disturbi alimentari «si possono curare con la bellezza»
Reggio Emilia: Umberto Nizzoli, reduce dal congresso mondiale di Chicago: «Lancio un appello ad artisti, scrittori, filosofi e grandi chef»
REGGIO EMILIA. Al congresso mondiale dell’Academy of Eating Disorders che si è svolta recentemente a Chicago, è stato premiato per “la visionaria leadeship nella promozione e nella formazione della sezione europea dell’Academy”. Lui è lo psicologo e psicoterapeuta Umberto Nizzoli, responsabile nell’ambito dell’Academy of Eating Disorders del Sig (gruppo di interesse speciale) su disturbi dell’alimentazione e uso di sostanze stupefacenti, presidente della sezione europea dell’Academy nonché presidente nazionale della Sisdca (società italiana per lo studio dei disturbi dei comportamenti alimentari). Dopo essere stato, tra i numerosi incarichi ricoperti all’interno dell’Ausl reggiana, responsabile del Servizio psicologia clinica (1994-2002), responsabile del Sert (1980-2004), responsabile del Servizio disturbi del comportamento alimentare, Dca (dalla fondazione nel 1998 fino al 2008).
«Mentre a Chicago salivo sul palco per ricevere il premio – ci dice Umberto Nizzoli – sentivo forte dentro di me la radice reggiana. È l’esperienza che mi sono fatta nella mia città, con i “miei” servizi, che ha avuto sviluppo in una visione internazionale».
Ed ora la motivazione per cui le è stato conferito il premio si arricchisce di una nuova intuizione?
«La chiamerei una sfida ed è quella che propongo in vista dell’assemblea nazionale della Sisdca che si svolgerà nel marzo del 2019. Si tratta di veicolare un concetto: “il bello nella/della terapia” nella convinzione che “il bello” possa diventare un ingrediente che si va ad aggiungere nelle terapie tradizionali usate per curare i disturbi del comportamento alimentare».
Questa sfida come si può concretizzare?
«Quello che lancio è un appello di sensibilizzazione a quanti usano il bello: penso agli artisti, ma anche agli scrittori, ai filosofi, e perché no ai grandi chef per i quali preparare un piatto diventa un’esperienza estetica. Ecco, mi farebbe piacere che alla prossima assemblea nazionale della società italiana per lo studio dei disturbi dei comportamenti alimentari possa arrivare il contributo di tanti uomini di cultura, in modo da trasformare la bellezza in un vettore che possa diventare un aspetto fondamentale della terapia. Auspico una riflessione a 360 gradi che coinvolga artisti, letterati e filosofi».
Qual è il pensiero che sta alla base di questa sua teoria del bello come ingrediente terapeutico?
«Sono certo che l’arte, lo studio, la riflessione siano in grado di controllare gli impulsi a partire dal Binge Eating, il disturbo che ha a che fare con l’alimentazione incontrollata. Dietro ai rapporti conflittuali con il cibo sta un senso di rabbia, una mancata accettazione di se stessi, sentimenti che possono essere placati e acquietati se si è capaci di aprirsi alla bellezza e di averne rispetto».
Una bellezza molto diversa da quella inseguita da chi vede la perfezione incarnata in una magrezza patologica...
«Assolutamente. Io parlo della capacità di uscire da una concentrazione su se stessi che fa parte del vissuto di chi soffre di disturbi del comportamento alimentare. Tendenzialmente le persone che soffrono di anoressia piuttosto che di bulimia non si piacciono e per questo tendono a nascondersi. L’opportunità che dobbiamo dare loro è quella di aprirsi a una riflessione sul bello, affacciarsi su una realtà invisibile fino a quel momento. Quanto alla bellezza di cui parlo è all’opposto di quella che si identifica nella perfezione incarnata in una magrezza malata».
Vale la pena ricordare un’altra sua intuizione alla quale si deve probabilmente il ruolo che ricopre all’interno dell’Academy: la collaborazione dei servizi che si occupano di droga con quelli che si occupano di anoressia e bulimia.
«In effetti, in varie città di Stati Uniti e Canada ci sono sempre più servizi che si occupano dei diversi tipi di dipendenze, trasferendo tecniche dall’uno all’altro. Avevo introdotto questa pratica all’Ausl... c’è un pezzo d’Italia in questo percorso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
