Fugge dalla comunità e minaccia la madre
Cadelbosco Sopra, l’appello disperato della donna: «Mio figlio ha solo 14 anni, troppo pochi per essere lasciato solo»
CADELBOSCO SOPRA. «Mio figlio è scappato dalla comunità. Ho paura per me, perché continua a chiedermi soldi e a minacciarmi di morte via cellulare. E ho paura per lui, perché ha solo 14 anni e nessuno finora lo ha aiutato davvero». Lo sfogo è della mamma, italiana di 44 anni, disperata per il figlio che l’anno scorso – all’epoca 13enne, quest’anno ne compirà 15 a fine anno – devastò, assieme ad altri due minorenni, la scuola primaria Marconi di Cadelbosco Sotto.
Una mamma talmente disperata da intraprendere le vie legali contro il sangue del suo sangue chiedendo, al tribunale dei minori di Bologna, di “costringere” il figlio a entrare in una comunità e a intraprendere un percorso di recupero.
Il decreto provvisorio, che prevedeva il ricovero in una struttura del 14enne «anche con l’esercizio forza pubblica», è stato emesso il 7 maggio 2018. Il 23 maggio scorso, dopo una lunga ricerca del luogo adatto, il ragazzino era entrato in una comunità; ma nella notte tra domenica e lunedì è scappato.
Agli inviti a tornare avanzati dagli assistenti sociali, il minore si sarebbe fatto beffe dicendo «ho cibo e denaro a volontà». Mentre con la madre avrebbe indicato mete diverse (Riccione, Milano), chiedendo ancora una volta denaro: «Anche oggi (ieri, ndr) nel messaggio dice: dammi 20 euro altrimenti spacco tutto, ti ammazzo, ti brucio la casa».
Vano, finora, l’identikit di ricerca del 14enne diramato ai carabinieri in tutta Italia. Secondo la mamma, il figlio ha avuto tutto. «Non gli mancava nulla: aveva voti buoni, frequentava sport tre volte la settimana, ha studiato tre lingue privatamente». Finché cinque anni fa la madre si è ammalata. «Mi hanno diagnosticato un tumore, sono ancora viva per miracolo. A mio avviso lì è iniziato tutto: lui ha cominciato a comportarsi in modo strano, a dare retta alle cattive compagnie e a fumare hascisc».
Il ragazzino è conosciuto ai carabinieri del paese, che ogni giorno si recavano in quella casa, dove le urla e le scene di violenza erano quotidiane. «Quando aveva bisogno di soldi spaccava gli oggetti e minacciava di uccidermi. Ha rotto il televisore, rubato il cellulare, fatto sparire e venduto gioielli e vestiti».
Tanto che, dopo l’episodio della scuola distrutta, i militari avevano pensato subito a quel ragazzino problematico, risalendo da lui agli altri complici.
A quel punto è iniziato per la mamma un altro tipo di calvario.
«Le ho provate tutte – racconta la donna – mi sono rivolta a una psicologa, poi a un neuropsichiatra, al servizio sociale, infine ad un avvocato, perché mi dicevano che non potevano costringerlo a farsi curare. Oggi, con il senno di poi, posso dire che nessuno è riuscito ad aiutare me e soprattutto lui. I servizi sociali non reagiscono, le comunità controllano male, i carabinieri sono stati disponibili ma sui minori non possono nulla. Sono qui in compagnia di una vicina di casa, per non stare da sola, nel timore che si rifaccia vivo». La speranza, a breve termine, è che «lo ritrovino e soprattutto che qualcuno possa davvero aiutarlo: è troppo giovane per essere lasciato solo».
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