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L’ex ragioniere comunale patteggia

di Tiziano Soresina
L’ex ragioniere comunale patteggia

Vetto: un anno e mezzo di reclusione per il dipendente “infedele” accusato di peculato e falso. S’intascò 210mila euro

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VETTO. Sono trascorsi sette anni dall’esplosione dello scandalo amministrativo che scosse non poco il municipio di Vetto. Un ammanco ben oltre i 200 mila euro che trovò un unico responsabile, cioè l’allora tesoriere e ragioniere del Comune che di lì a poco si sarebbe licenziato. A far emergere il tutto un’interrogazione della minoranza vettese che portò il sindaco Sara Garofani a denunciare il dipendente comunale. Ne era scaturita, ovviamente, un’inchiesta in Procura di cui da anni si erano perse le tracce. Ma di recente ha cominciato a girare qualche indiscrezione sul caso nell’ambiente comunale, trovando poi conferma in ambito giudiziario. Accusato di peculato e falso, l’ex tesoriere e regioniere comunale (ora 58enne) ha infatti di recente patteggiato un anno e mezzo di reclusione. Un patteggiamento decisamente “soft” strappato dall’avvocato difensore Noris Bucchi, basti pensare che il solo reato di peculato prevede una pena minima di 4 anni e può arrivare sino a 10 anni di reclusione. Del fascicolo se ne sono occupati diversi magistrati (l’ultimo è il pm Giacomo Forte) e l’entità della pena è stata avallata dal giudice Giovanni Ghini. Il patteggiamento ha automaticamente escluso il risarcimento-danni chiesto dal Comune di Vetto costituitosi parte civile attraverso l’avvocato Paolo Coli. Contattato dalla Gazzetta, l’avvocato Bucchi non ha voluto commentare la vicenda giudiziaria. Secondo gli investigatori, il ragioniere, tra il 2001 e il 2011, si è appropriato sui 210mila euro distraendoli dalle casse del Comune. Non solo, infatti, si sarebbe versato stipendi "doppi", emettendo a suo nome duplici mandati di pagamento, ma di importo differente rispetto a quanto gli spettava. Ma negli anni avrebbe anche versato soldi a società a lui collegate con cui il Comune di Vetto non aveva niente a che fare. Ci sono tra questi i soldi versati tra il 2010 e il 2011 ad una sedicente società di affissioni per operazioni inesistenti, ma anche i sostanziosi bonifici all'associazione sportiva "Sci club Vetto" (già dissociatasi da tempo dall'operato del ragioniere comunale che ne è stato presidente fino all'agosto 2011, sostenendo di non esserne mai stata a conoscenza). Relativamente ai bonifici spuntati sul conto personale del dipendente comunale, sono la differenza fra l’importo dello stipendio (come liquidato in busta paga) e quello aumentato nei mandati di pagamento falsificati, con l’obiettivo di giustificare in tal modo una liquidazione maggiore a quella che gli spettava. Era il 25 luglio 2011 quando un' interrogazione della minoranza vettese, firmata dai consiglieri Renzino Fiori, Luigi Ruffini, Ivano Pioppi e Margherita Crovi, chiedeva per la prima volta chiarimenti sull'operato dell’allora responsabile del servizio tributario, capo dell'ufficio affari generali e segreteria, ufficio personale, commercio e attività produttive, ufficio anagrafe ed elettorale. A sette anni di distanza il patteggiamento.

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