Governo, scintille a Reggio Emilia tra Spadoni e Delrio sul veto di Mattarella
Il capogruppo Pd convoca i dem alle 12: «Grazie presidente»
La vicepresidente della Camera: «Calpestate la Costituzione»
REGGIO EMILIA. Il clima è rovente. A Roma come a Reggio. E i nervi fra i reggiani in Parlamento sono tesissimi, divisi fra solidarietà e accuse al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Grazie al presidente #Mattarella per la limpida fedeltà alla Costituzione e al popolo italiano. Salvini ha dimostrato di non volersi assumere la responsabilità di governare». Così su Twitter il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio, che ha convocato per oggi, alle 12, l’assemblea dei deputati dem per discutere la situazione. Parole alle quali è arrivata a stretto giro dal M5s la dura replica di Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera: «Delrio dovrebbe tacere visto che il Pd renziano ha partorito leggi incostituzionali come la legge Madia, l’Italicum e i punti della Buona Scuola. Dov’era quando Renzi cercava di stravolgere la Costituzione con una riforma contestata dalla maggior parte dei costituzionalisti? Dov’era quando i suoi deputati dalla commissione Affari costituzionali venivano cacciati perché non si piegavano ai diktat del capo Renzi? Dov’era quando Letta e i suoi compari cercavano di modificare l’articolo 138 offendendo i valori della democrazia?». Per la deputata M5s, che cita l’articolo 92 della Costituzione, «non c’è stata nessuna forzatura in questi 80 giorni. Ma tutto ha un limite».
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E aggiunge: «La Costituzione parla chiaro: la sovranità appartiene al popolo. Gli italiani hanno fatto una scelta precisa. Noi vogliamo, come ha detto il dottor Savona, un’Ue diversa, più forte ma più equa. E le nostre politiche andranno in questa direzione». Quanto alle istanze euroscettiche, «nel contratto di governo non c’era l’uscita dall’euro, c’era la modifica dei trattati sull’Europa e la rivisitazione di alcune regole europee. Savona, che ha fatto il ministro con Ciampi, adesso con il M5s non va più bene. Si è sancito il concetto che puoi fare il ministro anche se sei un condannato, ma guai se osi criticare l’Europa. Ci è stato impedito di fare il governo del cambiamento e non perché ci siamo intestarditi su Savona, ma perché tutti quelli come lui non andavano bene: chi è stato critico su questi argomenti, non va bene come ministro. Questa non è una democrazia libera. Mattarella ha impedito un governo che contava sul voto di 17 milioni di italiani, che aveva la maggioranza, un Presidente del governo, un contratto e una lista di ministri. Ciò che ha fatto non è previsto dalla Costituzione. Serve un Presidente della Repubblica che scelga i cittadini e non agenzie di rating, banche e interessi tedeschi. La verità è che non ci vogliono al Governo».
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Nessuna reazione dalla senatrice M5s, Maria Laura Mantovani. Il deputato M5s, Davide Zanichelli, pubblica invece su Facebook un disegno che ritrae Gianroberto Casaleggio, e aggiunge: «Se incontrassi Casaleggio gli chiederei “Hai visto? Sei fiero ora?”. E lui risponderebbe: “Si può sempre fare di più”. Dobbiamo fare di più». Poi dà appuntamento agli attivisti alla manifestazione del 2 giugno a Roma. Una ricostruzione opposta a quella dem.
Come la senatrice Vanna Iori, che scrive: «Mattarella non ha agito per una “sua opinione politica”. Sia chiaro. Chiedetelo agli italiani che hanno un muto a tasso variabile. Il presidente ha agito per salvare il Paese da pericolose scelte che, oltre a mettere a rischio la democrazia, porterebbero l’Italia nel baratro, brucerebbero i risparmi e ci porrebbero in posizione di marginalità in Europa. Solo chi pensa ai propri interessi come Salvini (#primairussi) e non a quelli del Paese può avvantaggiarsi». Il deputato Pd e sottosegretario alla Regione, Andrea Rossi, affida a un tweet un pensiero sarcastico: «Quindi mi si vuol dire che il #GovernodelCambiamento si è arenato su un ministro di 82 anni che ben rappresenta l'Italia dei poteri forti, basta guardare Cv e relazioni politiche? Oppure invece il punto è dentro o fuori dall’Euro?».
Fra i dem, la parlamentare Antonella Incerti spera che «gli italiani abbiano un sussulto di lucidità». E aggiunge: «La propaganda populista non conosce tregua, Salvini aveva già calcolato tutto. Ha provocato l’incidente. Adesso comincerà il ritornello: “Non ci hanno lasciato lavorare”». E mentre da Forza Italia non si registrano posizioni della deputata, Benedetta Fiorini, per la Lega è il segretario emiliano e deputato, Gianluca Vinci – che ieri festeggiava i 38 anni – a esporre la sua posizione, parlando di dittatura: «Oggi nel giorno del mio compleanno sono io a fare gli auguri al Paese perché trovi la forza di ribellarsi alla dittatura di un presidente non eletto, da oggi le istituzioni italiane non mi rappresentano». (e.spa.)
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