Salvate dalla tratta dieci donne al mese
A Reggio Emilia, grazie al progetto “Oltre la strada”, da gennaio a marzo 32 le persone sottratte al racket
REGGIO EMILIA. Sono una decina al mese le persone che, nel primo trimestre 2018, a Reggio Emilia sono state liberate dalla schiavitù sessuale e sottratte al racket della prostituzione in strada grazie ai servizi del progetto regionale “Oltre la strada”. Nonostante l’offerta sulle strade sia sempre abbondante e anche sul web sia possibile trovare lo stradario delle vie della prostituzione reggiana, qualche successo le Unità di strada che combattono il racket, con immensa fatica, lo portano a casa. Ma il fenomeno della prostituzione all’aperto è solo una delle facce dello sfruttamento sessuale a cui si aggiunge quello delle “professioniste” e dei “professionisti” che esercitano al chiuso in appartamenti. E anche in questo caso il web pare essere una vetrina hot, con tanto di giudizio dei clienti, senza poi dimenticare la prostituzione occasionale, che sfugge a ogni indagine.
Insomma la prostituzione pare essere una rete a maglie larghe in cui è facile entrare ma dalla quale invece è molto più difficile uscire. Come confermano i dati del Progetto regionale “Oltre la strada” portato avanti dal Comune che nei primi tre mesi del 2018 è riuscito a sottrarre al racket della sfruttamento in strada 32 persone. Due sono transessuali provenienti dal Brasile e trenta sono donne (di cui 29 nigeriane e una proveniente dall’Ungheria) e di queste diciassette hanno un’età compresa tra i 19 e i 25 anni.
Dieci persone al mese che le Unità di strada riescono a salvare. Un dato confortante ma anche una goccia nel mare della prostituzione nella nostra regione. L’ultimo report diffuso, relativo al 2017 e affrontato nei giorni scorsi in Commissione Pari Opportunità della Regione – sulla base delle stime delle Unità di strada del sistema regionale del Progetto “Oltre la strada”– indica in 2.500 le prostitute che esercitano in strada in Emilia-Romagna. E a Reggio dove in maniera ciclica si scoprono case di appuntamento, come è avvenuto poco tempo fa a Gattatico, o si arriva alla chiusura di un qualche centro massaggi in città, la realtà non è diversa. Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine e l’azione del Comune che dal 1997 con il progetto Rosemary (nell’ambito del progetto regionale) si occupa di far uscire da questo mondo molte donne che si trovano nell’impossibilità di decidere di se stesse, perché ricattate o costrette a prostituirsi dopo essere state, di fatto, rese schiave. Il progetto Rosemary attivo dal 1997 offre percorsi individuali di assistenza e nel triennio 2015-2017 ha accolto 78 persone, 59 sono state le persone inserite in percorsi di alfabetizzazione, 120 sono stati coloro che hanno seguito percorsi per l’inserimento lavorativo e 1.177 i colloqui individuali.
Il Progetto Rosemary oltre all’attività delle Unità di strada con operatori dedicati che operano sulla strada e nei luoghi dove si concentra la prostituzione, prevede percorsi di accoglienza in luoghi protetti. Luoghi gestiti dall’associazione Rabbunì, nei quali vengono attivati percorsi di protezione sociale.
Un altro momento importante è il “Progetto Invisibile” che si occupa di monitorare il fenomeno della prostituzione in luoghi chiusi. Infine c’è il “Progetto Eva Luna”, che garantisce a queste persone la possibilità di essere visitate da medici, farsi prescrivere ricette ed esami, per assicurare una prevenzione per se stesse e per gli altri.
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