Sulla strada sempre più nigeriane e rumene
In regione, secondo le Unità di strada, nel 2017 sono state 2.500 le persone a prostituirsi all’aperto
REGGIO EMILIA. La nostra Regione per la tutela di vittime di tratta e grave sfruttamento utilizza i bandi ministeriali che hanno visto negli ultimi anni un incremento delle risorse. Il sistema di interventi regionale è imperniato sul progetto “Oltre la strada” che dal 1996 promuove un servizio integrato di interventi socio-sanitari nel campo della prostituzione, sfruttamento e tratta di esseri umani. È basato su una rete di Enti locali e soggetti privati che compongono il sistema e operano attraverso reti costituite con Forze dell’Ordine, Autorità giudiziaria, Prefetture, Commissioni territoriali per la protezione internazionale, Polizia municipale, Aziende Unità sanitarie locali e Ospedali, servizi sociali, enti del terzo settore, sindacati ed enti di formazione professionale. Il programma rivolto a vittime di tratta e grave sfruttamento che si trovano in pericolo per il loro tentativo di sottrarsi alla loro situazione, prevede che la vittima accolta nei programmi di assistenza possa beneficiare di: alloggio e ricovero; assistenza sanitaria; raccordo con i servizi sociali; assistenza psicologica e legale; attività di alfabetizzazione, formazione e inserimento socio-lavorativo; azioni di rientro assistito verso i paesi di origine. La presa in carico può essere di due tipi: accoglienza in struttura, presa in carico territoriale (la vittima ha un proprio domicilio sul territorio e viene supportata con interventi di consulenza e sostegno. Le strutture, gestite da enti pubblici e privati della rete Oltre la Strada, si differenziano in base alle caratteristiche dell’utenza (genere, presenza di figli, tipologia di sfruttamento) e alla fase del percorso.
Dal 2000 al 31 dicembre 2017 quasi 3.100 le persone prese in carico (170 nuove prese in carico in media l’anno) di cui l’82% di genere femminile, il 16 % maschile e 2% transessuale. La tipologia di sfruttamento per queste persone è di origine sessuale per il 75,65%, lavoro 14,72%, attività illegali 3,63%, accattonaggio 1,35%. Le vittime nel 53,78% dei casi provengono dalla Nigeria, dalla Romania per l’8,50%, da altri paesi Europa Est per il 6,84%. Gli ultimi dati confermano che la presenza in strada più numerosa riguarda proprio le donne provenienti da Nigeria e Romania. Infine si registra la presenza significativa (in Riviera) di donne provenienti dalla Bulgaria, mentre quella di donne albanesi è contenuta ma costante su tutto il territorio. È stabile la presenza di transessuali (quasi totalmente di origine sudamericana), mentre è esigua la presenza di donne cinesi che si prostituiscono in strada. Da ultimo resta da approfondire il fenomeno della prostituzione di strada maschile, principalmente di nazionalità rumena e magrebina. Secondo le stime delle Unità di strada nel 2017 sono state 2.500 le persone che si sono prostituite all’aperto. Di queste, il servizio ne ha intercettate per la prima volta circa 800, di cui 450 donne nigeriane, 120 rumene, 50 albanesi, 40 da paesi dell’Europa dell’est. (r.f.)
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