«Se mi ammazzano la colpa è dei pm»
Francesco Amato grida di temere per la sua vita. È l’ennesimo sfogo: la Corte lo caccia dall’udienza
REGGIO EMILIA. Sono da poco passate le 11.30 quando, all’improvviso, un uomo si alza in piedi e alza la voce rivolgendosi alla Corte: «Giudice, se mi ammazzano è colpa dei pubblici ministeri!». Sono momenti concitati. Chi urla è il 55enne Francesco Amato (accusato di associazione mafiosa ed estorsione) che non è certo nuovo a questo tipo di esternazioni. Dice di temere per la sua vita, si capisce che parla di ’ndrangheta e che se la prende con i magistrati. Intervengono i carabinieri e il finale è il solito: il presidente Francesco Caruso l’espelle dall’aula. Nell’ottobre scorso il pentito Antonio Valerio ha detto che lui con altri due complici lo volevano far fuori e il piano omicida era scattato per fare un favore al clan Bellocco con cui Amato era in forte disaccordo. Forse il 55enne – ieri mattina – ha alluso a questa cupa rivelazione, perché alla Gazzetta aveva confermato che qualcosa era successo («Sì, nel 2009 minacciai uno del clan Bellocco»). In aprile Amato aveva preso la parola , prendendo le distanze dall’accusa di essere un ’ndranghetista: «Ho 55 anni, sono andato spesso in galera. Non ho mai avuto il 416bis in Calabria e adesso lo prendo a Reggio Emilia? Mi sembra impossibile. Non ho avuto contatti con nessuna delle altre persone qua al processo». Fu suo anche il tazebao pieno zeppo di invettive, affisso provocatoriamente nel 2016 alla vigilia del maxiprocesso sulla bacheca comunale situata davanti al tribunale. E successivamente ha ammesso in udienza di aver architettato tutto lui. Ieri l’ennesima chiassosa cacciata dall’udienza.
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