Arrestata un’altra banda di giovanissimi
I tre, un 20enne e due minorenni, hanno rapinato un coetaneo al Parco del Popolo. Rintracciati dagli agenti della questura
REGGIO EMILIA. Ancora un episodio di micro criminalità. Ancora una rapina consumata da ragazzini, maggioranza dei quali nemmeno maggiorenni. Ancora in pieno centro, ancora nei pressi del Parco del Popolo. Un fenomeno, quello delle cosiddette “baby gang”, che diventa ogni giorno che passa un’emergenza sociale a tutti gli effetti.
L’ultima violenza è emersa lunedì, nel tardo pomeriggio, quando al 113 è giunta una richiesta di aiuto per una rapina, consumata ai danni di un giovane da parte di ragazzi giovanissimi tra il parcheggio della ex caserma Zucchi e i Giardini pubblici.
Come accertato dalle indagini della polizia, la modalità è sempre la stessa: un gruppetto di adolescenti è stato avvicinato da cinque ragazzini e, mentre due sono rimasti indietro fungendo da palo, gli altri tre hanno iniziato a chiedere di consegnare i valori altrimenti «sarebbe finita male».
Non appena è arrivata la chiamata, si è attivato il piano predisposto dal questore Antonio Sbordone per monitorare, prevenire e reprimere i fenomeni di delinquenza minorile. Le pattuglie delle Volanti e quelle in borghese della Mobile, già presenti sul posto, hanno rintracciato e bloccato in poco tempo cinque giovani – quattro minori e un maggiorenne – appartenenti a un gruppo già noto e monitorato dagli uffici della questura. Quei nomi, infatti, erano già emersi in occasione di altri episodi criminali.
A tradire la banda, una bicicletta arancione particolarmente appariscente e descritta dai rapinati come quella utilizzata da uno dei delinquenti. Un testimone e il giovane derubato sono quindi stati portati in questura, dove hanno raccontato quanto accaduto e visionato un album fotografico per l’eventuale riconoscimento degli aggressori.
Identificati i membri della banda, gli agenti della Mobile hanno quindi arrestato per il reato di rapina un maggiorenne, un nigeriano di 20 anni, e due minori, un italiano e un albanese. Il capo del gruppo di delinquenti è stato poi individuato dalle stesse vittime in uno dei minori, già noto alla polizia per precedenti reati contro il patrimonio. Il gruppo di lavoro degli investigatori della questura, predisposto da settimane per contrastare proprio questa emergenza sociale, sta adesso esaminando altri casi al fine di verificare se gli arrestati possano essere responsabili di altre rapine.
E, soprattutto, sta cercando di scoprire se vi siano altri furti o rapine consumati ai danni di giovani o giovanissimi che, per paura o timidezza, non sono stati denunciati alle autorità.
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