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Ex ragioniere infedele dalle aste solo “briciole”

Ex ragioniere infedele dalle aste solo “briciole”

Vetto, pochi i beni intestati all’ex dipendente che ha distratto 210.000 euro In vendita 2 porzioni di case. Buco nell’acqua anche col pignoramento del Tfr

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VETTO. Sei anni e la procedura di pignoramento prima e di asta giudiziaria poi, non è ancora terminata.

«Ma fortunatamente – afferma il sindaco di Vetto, Fabio Ruffini – non credo manchi molto: le aste sono state bandite». E se qualcuno si farà avanti per comprare i (pochi) beni dell’ex tesoriere e ragioniere del Comune, che nell’arco di dieci anni, dal 2001 al 2011, con una serie di manovre spericolate è riuscito a intascarsi qualcosa come oltre 210.000 mila euro di soldi pubblici con doppi stipendi e versamenti a società a lui intestate (materia di un processo giunto recentemente a sentenza con una condanna a un anno e sei mesi per peculato e falso), il Comune di Vetto potrà tornare a rimpinguare – almeno un po’– le casse svuotate dal dipendente pubblico infedele.

«C’è da rassegnarsi – commenta Ruffini – nonostante il Comune abbia avviato tutte le procedure per recuperare i beni distratti, la somma che rientrerà sarà nettamente inferiore a quella mancante».

E sì, perché l’ex ragioniere e tesoriere comunale, nonostante il vorticoso giro di denaro gestito per diverso tempo, alla fine è risultato se non nullatenente, quasi.

All’asta sono andate due porzioni di case in comproprietà con altri familiari e poco altro. «Vorrei sapere chi possa mai comprare un terzo di un’immobile in comproprietà con altre persone». I dubbi sono dell’ex sindaco Sara Garofani – che oggi gestisce un ristorante in zona – e che a suo tempo sporse denuncia contro l’ex dipendente facendo partire l’inchiesta penale e l’altra della Corte dei Conti che già nel 2012 si espresse sulla vicenda, stabilendo un risarcimento per il Comune – sul solo capo dell’ex tesoriere – pari a 223.000 euro (con rivalutazione monetaria e interessi).

«Pignorammo anche il Tfr – racconta Garofani – ma riuscimmo a recuperare forse 4.000 euro perché il dipendente aveva chiesto un prestito Indap (l’allora istituto di previdenza dei dipendenti pubblici ndr) che per rientrare si avvalse di quella somma non appena il ragioniere, a inchiesta iniziata, si licenziò».

Il resto sono briciole: auto, uno scooter. «La verità è – conclude Garofani – che l’ex ragioniere del Comune, alla fine ha gestito bene e non si è fatto trovare con beni intestati». (c.o.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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