Iren liquida le coop pagando 7,5 milioni
Il Ccpl vende il suo 30% (ex pacchetto Enìa) di Iren Rinnovabili. Rumors anche sulla cessione della partecipata Studio Alfa
REGGIO EMILIA. Iren liquida la cooperazione rossa e riduce il suo peso strategico su Reggio Emilia. Sembra questa la sintesi dell’operazione messa in campo in sordina da Iren, che tramite Iren Ambiente ha rilevato il 30% di Iren Rinnovabili in mano al Ccpl, cooperativa industriale in dismissione, che aveva avuto quel pacchetto in eredità dalla vecchia partecipazione in Enìa prima della creazione della multiutility unica tra Reggio, Parma, Piacenza, Genova e Torino, nata sotto l’egida della sinistra.
Con la cessione la cooperazione incassa 7,5 milioni e fa un passo indietro nella cassaforte reggiana dove ha espresso in passato consiglieri come Lino Versace e Ivan Soncini. È il segno tangibile che qualcosa sta cambiando nei rapporti di forza e che la coperta è sempre più corta per la cooperazione.
La prova è in seno a Iren Rinnovabili, presidio reggiano nel mare magnum da 3 miliardi di ricavi di Iren, e che dovrebbe occuparsi di energia alternativa ma che sembra più concentrata sul sostegno degli investimenti pubblico/privati a Reggio Emilia, come il recupero da 30 milioni di euro delle Officine Reggiane tramite la Stu, della quale Iren detiene il 30%.
Il controllo del 100% di Rinnovabili – presieduta dal professore reggiano Ettore Rocchi, vice presidente della capogruppo – ha portato quindi a un esborso di 7,5 milioni a fine dicembre per quel 30% ceduto dal Ccpl, conglomerato che chiuse il 2013 con la storica perdita da 101 milioni di euro, e da allora costretto dall’accordo di ristrutturazione dei debiti a vendere tutto e girare i soldi cash alle banche entro 30 giorni dalle liquidazioni. Il prezzo pagato, assicurano i bene informati, è frutto di una valutazione obiettiva tramite impairment test.
Di più: la cessione del 30% di quote di Iren Rinnovabili da parte del Ccpl era frutto di un accordo partorito tra azionisti un paio d’anni fa. In pratica la partecipazione era in vendita secondo quanto stabilito con il tribunale, e segue le cessioni di aziende come Gesta, Obiettivo Lavoro e Arco Servizi, messe in mano al miglior offerente.
Tra i nodi dell’operazione c’era anche la presenza di Moris Ferretti, figlio dell’ex vice sindaco di Reggio Emilia, eletto consigliere nel cda della capogruppo Iren dai Comuni azionisti, e al contempo presidente del Ccpl. Un uomo su due fronti. Ma chi ha partecipato all’acquisto conferma che Ferretti non ha preso parte all’operazione, rimanendo estraneo al capitolo.
Oltre a non avere più le coop socie, Iren ha poi consolidato Rinnovabili nel bilancio, portandola sempre più sotto l’egida della capogruppo, quotata in Borsa e concentrata in un’aspra competizione con i diretti concorrenti, dalla bolognese Hera alla lombarda A2A.
La contesa dei clienti e le politiche di approvvigionamento e diversificazione dell’offerta contemplano risparmi e sinergie. Il riavvicinamento di Iren Rinnovabili alla casa madre sembra andare in questo senso, allargando il suo raggio anche su altri territori e concentrandosi inoltre sulla produzione di energie alternative, suo oggetto sociale. In questo quadro resta la partecipata Studio Alfa, premiata società reggiana di servizi ambientali in quota sempre al Ccpl e rilevata al 70% nel 2015 proprio da Iren Rinnovabili, operazione che segna un ulteriore interscambio tra le due realtà. Proprio Studio Alfa potrebbe essere al centro di una cessione visto l’interesse di soggetti privati. Qui, però, il condizionale resta d’obbligo.
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