Veglia e controveglia la sera del 20 maggio
Polemiche, delusioni e cambi di opinione hanno preceduto e seguito la funzione a Regina Pacis
REGGIO EMILIA. Il plico spedito da Forza Nuova è solo l’ultima frase di un romanzo a puntate ricco di colpi di scena, speranze, delusioni, polemiche.
La veglia per il superamento dell’omofobia, della transfobia e dell’intolleranza, celebrata la sera del 20 maggio a Regina Pacis ha fatto finire il vescovo di Reggio Emilia, che ha deciso di presiederla, al centro di un fuoco incrociato.
L’incipit del discorso di Massimo Camisasca dal pulpito della parrocchia, infatti, aveva alimentato le speranze dei gruppi Lgbt reggiani presenti in chiesa di assistere a una rivoluzione. E, d’altronde, lo stesso vescovo nei giorni precedenti la funzione era stato definito «rivoluzionario». Sono qui, ha esordito infatti Camisasca, «per un sostantivo: persona. Voi siete delle persone. Il vescovo vuole solo aiutare le persone, tutte le persone, di qualunque colore della pelle, di qualunque etnia, di qualunque lingua, di qualunque orientamento sessuale. Vi considero dunque figli a tutti gli effetti. Posso dirvi anche: figli amati e desiderati, proprio perché so che alcuni di voi hanno attraversato, o forse ancora attraversano, difficoltà di vario genere e si sentono oggetto di incomprensione o addirittura di dileggio o esclusione».
Parole alle quali ha fatto seguito la seconda parte del discorso del vescovo. Necessaria, a suo stesso dire, per non sembrare ipocrita: «La Chiesa – ha concluso – ha sempre considerato il matrimonio un’espressione particolare dell’amore, l’incontro fecondo fra l’uomo e la donna. Perché dobbiamo chiamare retrogrado o superato questo convincimento? Se siamo qui, non è forse perché siamo nati fra l’incontro fra un uomo e una donna?».
Una rivoluzione a metà che ha finito per attirarsi le critiche di tutti. Il comitato 20 maggio, che in contemporanea alla veglia ha pregato contro la «deriva omosessualista» sotto al vescovado, i gruppi di estrema destra quali Forza Nuova e la stessa comunità Lgbt di Reggio Emilia.
«È stato molto importante, rivoluzionario che un uomo come Camisasca abbia partecipato alla veglia per le vittime dell’omotransfobia – ha infatti ribadito Alberto Nicolini, presidente Arcigay Gioconda Reggio Emilia – ma il vescovo ha preventivamente censurato la lettura dei dati di Amnesty sull’omofobia in Italia, ha censurato i passaggi di due testimonianze in cui il ragazzo e la ragazza si dicevano felici di aver trovato l’amore, e ha completamente eliminato la terza testimonianza, quella di un ragazzo transessuale, rifiutato dunque ancora una volta come persona da una certa chiesa».
Di qui un altro duro affondo: «Quella del vescovo è stata una enorme ipocrisia, aveva detto. Le sue parole discriminatorie per le persone Lgbt hanno inoltre ferito tante persone, come la madre di una ragazza transgender uscita a metà cerimonia, livida di rabbia e dolore».
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