«Così si divulga la grande storia»
Durchfeld presenta il progetto: «Nessuna propaganda, parliamo di fatti»
REGGIO EMILIA. «Fare storia, divulgare la storia è suggerire la possibilità del cambiamento, ricordare che le cose possono mutare. E migliorare, anche». Parte con questo principio il progetto Livello 9 di Istoreco, e lo ricorda uno dei referenti del percorso, Matthias Durchfeld. L’idea del museo «è chiaramente quella di rendere visibile e percepibile la storia, è un modo per far atterrare anche a Reggio Emilia la grande storia, spiega. Cosa intendo? Vogliamo far vedere le ricadute locali di quello che – dai libri di testo – si conosce come storia nazionale o mondiale. In realtà questa “Grande Storia” ha sempre dei riflessi sulla storia locale. E quindi vi sono luoghi fisici dove rimangono delle tracce. Il museo vuole valorizzare questi luoghi». «L’intento è documentare, certo, ma anche far riflettere. Guardando le storie di cui parliamo, si vede con chiarezza che le cose cambiano sempre. Spesso chi non vuole il cambiamento non vuol far vedere la storia, non vuole che sia diffusa e conosciuta», ragiona Durchfeld. Quindi, «mettere in mostra la storia è anche un impegno civile che suggerisce la possibilità del cambiamento. Nel 1938 dell’emanazione delle leggi razziali probabilmente c’erano timori enormi, viste le situazioni che si vivevano. Non era immaginabile che in dieci anni il quadro sarebbe cambiato così tanto da arrivare all’articolo 3 della Costituzione, quello che dice che non ci sono differenze di razza». E, fa presente, «parliamo di dieci anni, un periodo breve che sta dentro alla vita di tutti noi. Non parliamo della Rivoluzione francese di 220 anni fa. In dieci anni può cambiare il mondo. In peggio e in meglio. Negli anni ’20 nessuno si sarebbe sognato cosa sarebbe poi accaduto negli anni ’30 in negativo. Ma nemmeno alla fine degli anni ’30 si poteva pensare al grande cambiamento positivo che, tramite la Resistenza e la Liberazione, ci ha portato alla Costituzione».
Questi non sono solo discorsi altri e alti: «Anche Reggio Emilia ha dato suo contributo, in entrambi i versi. Ci sono stati parlamentari reggiani che hanno votato le leggi razziali, e ci sono stati parlamentari reggiani che hanno avuto ruolo importante nella nuova Costituzione, come Ruini, Iotti e Dossetti», sottolinea Durchfeld. «Nessuna agiografia, nessun patriottismo provinciale, ma solo fatti. Con il museo parleremo dei fatti, non faremo propaganda». (adr.ar.)
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