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Palmina Abbruzzese: un “fantasma” in aula

Palmina Abbruzzese: un “fantasma” in aula

La difesa: «Mai nominata in oltre due anni di processo. Per lei chiesti 5 anni, invece è innocente»

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REGGIO EMILIA. Un “fantasma” processuale. L’evoca l’avvocato difensore Giuseppe Migale Ranieri parlando della sua assistita Palmina Abbruzzese – 36enne d’origine crotonese, residente a Reggio Emilia – che è accusata di essere stata un prestanome della cosca, nell’ambito della società Edil Progress srl che gli inquirenti ritengono, invece, controllata da Antonio Silipo che avrebbe usato questo stratagemma dell’intestazione fittizia di quote per eludere le misure di prevenzione patrimoniale. «Ebbene, in oltre due anni d’accurata istruttoria – va subito al sodo il legale – non si è mai parlato dell’Abbruzzese, tutt’al più viene citata nell’intestazione del fascicolo processuale perché è la prima in ordine alfabetico. Ma per lei sono stati chiesti 5 anni di reclusione e i pm mi devono spiegare il perché!». Poi il difensore evidenzia come «i periti abbiano accertato che nel capo d’imputazione siano sbagliate date e soggetti, mentre non hanno provato che la società fosse riconducibile a Silipo». Aggiunge che Palmina acquistò il 50% delle quote sociali con un assegno di 5mila euro tratto dal suo conto corrente bancario. Tutta una serie di incongruenze nelle accuse che portano Migale Ranieri a chiedere per la sua assistita «l’assoluzione perché il fatto non sussiste e in subordine l’intervenuta prescrizione del reato ed esclusione dell’aggravante mafiosa».

Altro caso particolare è quello del centro estetico “Paris” di Arceto di Scandiano, che l’imputato Gianni Floro Vito, ritenuto l’uomo incaricato di monetizzare attraverso i conti correnti postali i soldi frutto delle attività illecite della cosca, avrebbe controllato attraverso la sorella Giuseppina e l’ex moglie Anna Pieron che lì lavoravano. Chiesta l’assoluzione per entrambe. Ma questo caso ha coinvolto anche un’ex direttrice di Posteimpresa – sentita in udienza tempo fa – a cui, secondo alcune intercettazioni, Floro Vito aveva chiesto di poter prelevare dei contanti e lei lo aveva poi ringraziato per il «trattamento estetico gratuito» ricevuto. L’ex direttrice non è imputata nel maxiprocesso, ma nelle loro requisitorie i pm hanno chiesto al collegio giudicante, se lo valuterà opportuno, di inviare alla Procura gli atti relativi alla sua posizione.

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