Amianto, al via la bonifica alla Gima Censiti tutti i siti
Rubiera, in paese trovate 2,2 tonnellate di eternit Il sindaco Cavallaro: «Al mangimificio opera previdente»
RUBIERA. Sono iniziate le operazioni di rimozione dell’amianto dalla Gima, storica azienda rubierese di mangimi.
Nei giorni scorsi è stato imbastito il cantiere per provvedere alla bonifica dall’amianto del vastissimo complesso della Gima, colosso del settore mangimi con sede legale in Umbria e diversi stabilimenti produttivi sparsi per l’Italia fra cui quello di Rubiera.
Si tratta di una struttura edificata lungo la via Emilia Est, ben visibile dalle decine di migliaia di persone che ogni giorno transitano per la zona, costituita da diversi capannoni presenti da decenni.
E quindi realizzati in un periodo in cui gli infissi di Eternit a base di amianto erano la norma: i prodotti sfruttavano la capacità ignifuga dell’amianto, di cui all’epoca non era pubblicamente nota l’enorme pericolosità come fonte di tumori polmonari.
Tantissimi edifici sono stati ripuliti e tanti altri dovranno essere bonificati. Nel caso della Gima, si tratta di un intervento voluto dall’azienda anticipando i tempi di legge, per evitare qualsiasi tipo di problema e poter lavorare in sicurezza.
«Ringrazio l’azienda perché in realtà l’intervento non era obbligatorio: lo stato di manutenzione della copertura dava loro ancora tempo per intervenire, prima delle scadenze di legge. La proprietà ha invece deciso di risolvere il problema radicalmente e una volta per tutte», precisa il sindaco Emanuele Cavallaro.
La notizia, di suo positiva, riporta a una vicenda che ha generato migliaia di vittime in tutto il mondo e pure a Rubiera, dove per tanto tempo ha funzionato uno stabilimento produttivo legato alla stessa Eternit. I processi contro la proprietà della multinazionale svizzera Eternit sono ancora in corso, dopo diverse bocciature in Italia la battaglia prosegue, ma allo stesso tempo aumentano i casi fatali.
La causa delle varie forme tumorali alle vie respiratorie sono le polveri di amianto, e i loro effetti sono dilatati nel tempo. In questi anni è previsto purtroppo una crescita di tumori e problemi sanitari per chi – per lavoro o per esposizione casuale – si è trovato spesso vicino all’amianto. Proprio per la sua storia così particolare, Rubiera è particolarmente sensibile al tema.
L’amministrazione comunale ha creato il Catasto Immobili Amianto, un percorso di mappatura territoriale che unisce controlli materiali e uso di droni e tecnologie, un protocollo studiato e citato a livello nazionale come possibile modello anche per altre realtà.
Il censimento si è concluso pochi giorni fa, il 31 maggio. In un’area da sempre a vocazione industriale, le presenze di amianto sono alte, ma anche le rimozioni. Ad oggi sono stati rinvenuti 283.043 metri quadrati di coperture in cemento amianto. Di questi, 198.206 metri quadrati sono stati rimossi o messi in sicurezza con capsule apposite. 51.599 metri quadrati sono da riverificare entro tre anni ed altri 34.238 sono soggetti a procedura amministrativa e, quindi, dovrebbero essere tolti. Trasformati in peso, «2.273 tonnellate di coperture in cemento amianto sono sparite da Rubiera. Dal satellite, si vede», precisa Cavallaro. E i dati dovrebbero essere abbastanza precisi: «Potrebbe essere sfuggito solo qualcosa di coperto da alberi o altri piccoli casi marginali».
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