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L’Ovile, il fatturato 2017 raggiunge i 12,8 milioni

L’Ovile, il fatturato 2017 raggiunge i 12,8 milioni

I dati presentati alla Polveriera durante l’assemblea dei soci  Rispetto al 2016, c’è stato un incremento pari a circa tre milioni di euro

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REGGIO EMILIA. Un fatturato 2017 di 12,8 milioni, con un aumento di circa 3 milioni di euro rispetto ai 9,7 milioni del 2016. È quanto emerge dal bilancio della cooperativa L’Ovile, che quest’anno festeggia i 25 anni. Il bilancio è stato presentato martedì alla Polveriera durante l’assemblea dei soci. Tra le caratteristiche distintive dell’Ovile si conferma il coinvolgimento nelle proprie attività di lavoratori svantaggiati: 154, ovvero il 49% sul totale dei lavoratori della cooperativa. Una percentuale in crescita rispetto agli anni precedenti: nel 2015 erano il 40% e nel 2016 il 45%. Il 5% sono detenuti, il 26% disabili fisici, il 30% disabili psichici e sensoriali, il 5% psichiatrici, il 7% tossicodipendenti, il 27% rientrano in una categoria meno definibile che si riassume sotto l’etichetta di fragilità.

Nelle pulizie sono occupate 65 persone di cui il 55,38% svantaggiate; l’80% delle persone impiegate in questo servizio sono donne. Nei servizi di igiene ambientale per conto dell’amministrazione pubblica (gestione centri di raccolta, spazzamento stradale, raccolta differenziata) e di privati sono impiegate invece 119 persone, di cui il 63,25% sono svantaggiate. Nei laboratori sono impiegate 53 persone, di cui il 69,23% svantaggiate.

Nell’ambito del progetto SemiLiberi 17 detenuti sono stati formati e inseriti al lavoro in tirocinio. Infine, a oggi, L’Ovile gestisce tre punti vendita di prodotti a valore sociale presso La Polveriera, in via della Croce Bianca e l’edicola presso l’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. La cooperativa ha sviluppato il settore vendita al dettaglio, grazie alla collaborazione con l’associazione K-lab, di cui ha acquisito il marchio nel 2017.

K-Lab pensa e produce oggetti di design, a partire dall’incontro fra persone che provengono dal mondo creativo e imprenditoriale e il mondo legato alla fragilità. Contribuiscono alla produzione di oggetti le persone con disabilità dei centri socio-occupazionali Nessuno Escluso e Ecocreativo, la falegnameria del carcere con il progetto Semiliberi e il laboratorio di cucito per ragazze vittime di tratta Cucire per Ricucire.

Quest’anno, come regalo per il proprio 25esimo anniversario dalla fondazione, la cooperativa L’Ovile ha promosso uno studio sull’impatto economico che l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ha sulla società in cui questo avviene. Secondo quanto emerso, si è generato un risparmio di risorse pubbliche che dovrebbero essere altrimenti impegnate in servizi di cura e di supporto. Per l’analisi, è stato applicato il metodo di valutazione Valoris, elaborato da Elisa Chiaf del Centro Studi Socialis.

Secondo la ricerca, ci sono diversi benefici per i budget pubblici: le imposte sui redditi versate da parte dei lavoratori svantaggiati; l’Iva prodotta dai lavoratori svantaggiati; le spese pubbliche evitate grazie al miglioramento delle condizioni dei soggetti inseriti. Così come c’è un risparmio nei costi per i budget pubblici, come, ad esempio, le esenzioni fiscali per le cooperative sociali e i contributi pubblici garantiti alle cooperative sociali per il reinserimento delle persone al lavoro. L’analisi dei dati 2017 riguarda i soggetti svantaggiati certificati assunti nel corso dell’anno e non include quindi gli svantaggiati certificati in tirocinio e le persone con disagio non certificato. Su un totale di 976.682,90 euro, lo Stato ha ottenuto il 64% di benefici, il Comune il 24% e la Regione il 12%; su un totale di 556.911,03 euro lo Stato ha ridotto i propri costi del 95%, la Regione del 3,8% e la Provincia dello 0,3%.

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